Best Western Italia: “Economie di scala in primo piano”

Dai risultati alle economie di scala. Una chiacchierata in casa Best Western Italia va ben oltre la realtà della catena, ma ci porta a parlare di trend e scenari di settore.

Il confronto
con l’anno di Expo

Ma partiamo da Bw con Sara Digiesi, chief marketing officer, che rende conto di risultati soddisfacenti in avvio d’anno. Certo, il confronto con il 2015 deve tenere conto che quello passato è stato un anno particolare, l’anno di Expo, ma in ogni caso le performance sin qui registrate non hanno deluso. “Abbiamo una copertura di piazze talmente varia da poter assorbire il rimbalzo tecnico di Milano con altre destinazioni – ci spiega la manager -. Notiamo una buona crescita del Sud, la Sicilia in particolare, e delle mete minori. Positivo anche il trend del Veneto”.
L’instabilità generale ha fatto sentire i suoi effetti più sulle grandi città che su quelle più piccole, soprattutto nelle giornate immediatamente successive agli attentati che si sono verificati negli ultimi mesi, ma l’effetto “compensazione” ha determinato un soddisfacente riequilibrio. Nel portafoglio Bw Italia sono uscite alcune strutture, ma ne sono entrate altre, e vi è stato un “riposizionamento del ventaglio di brand e offerta – rimarca Digiesi -. Molte strutture leisure hanno scelto di non uscire da Bw ma piuttosto di optare per un altro marchio. Se la struttura si rivede meglio nella promessa di brand, decide di restare”.
E parlando di marchi, una domanda su Si Hotels: “Il progetto prosegue, con una crescita allineata all’obiettivo delle 200 strutture entro il 2016”.

I limiti di sistema
dell’Italia

La questione delle dimensioni e degli obiettivi numerici torna nelle parole di Giovanna Manzi, amministratore delegato che, a commento delle diverse operazioni che hanno visto protagoniste realtà dell’alberghiero, nazionale e  non, ci dice: “Tutti cercano le economie di scala”. La vicenda dai molti colpi di scena tra Starwood e Marriott, con la cordata cinese a sparigliare le carte, è certo tra quelle che più hanno tenuto desta l’attenzione, mentre solo pochi giorni fa la catena Royal Demeure è passata nelle mani dell’italiana Starhotels.
“Che siano integrazioni orizzontali, tramite vere e proprie acquisizioni, o verticali, lavorando sulla filiera, è la scala ad essere in primo piano”. Sempre e comunque, insomma, altrimenti non si hanno numeri sufficienti per essere concorrenziali. Da questo punto di vista Best Western è, di fatto, sempre stata “ben messa”, numeri importanti li ha sempre avuti, “ma non per questo siamo scevri dal cercare una scala”. Obiettivo che si persegue in diversi modi, basti pensare a brand come Premier Collection, “che pone meno barriere, consente un’entrata  più facile in Bw, e che ci consente di crescere più velocemente”. Per combattere le Ota “serve una certa dimensione”, conclude Giovanna Manzi, e l’Italia “su questo fronte un po’ perde. Anche quando si parla di aggregazioni i numeri sono sempre lontani da quelli dello scenario internazionale”.
Per la manager scontiamo problemi di sistema, che da solo non può generare una vera svolta, “servirebbe un forte elemento di discontinuità esterno”.                                .

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