Il commercio sarà tutto sia online sia offline

“La E di eCommerce sparirà e tutto il commercio sarà sia online sia offline, resterà solo la parola commerce”, così al forum di Netcomm stamattina a Milano, il presidente del consorzio che riunisce le imprese online ha spiegato a una platea molto gremita come l’Italia si avvia verso una prima maturità del commercio elettronico. Non mancano di certo gli eshoppers, i nodi critici sono rappresentati dalle aziende che si digitalizzano con il contagocce, quadri normativi da uniformare. Non è nemmeno un problema di linee telefoniche: “Una banda larga senza contenuti non serve a nulla”, ha detto Roberto Liscia.  Lontano dall’affermazione di canale di vendita privilegiato per le aziende, l’online ha raggiunto una certa maturità se si considera che l’alimentare comincia ad essere il 3% del totale ecommerce.

“Il grocery è il prodotto più difficile – spiega il professore del Politecnico, Alessandro Perego -: ha una densità di valore molto bassa rispetto alla quantità venduta (euro/chilo), complica la logistica (consegna, movimentazione della merce), scade e genera aspettative di rapidità di consegna elevate. Il fatto che aumenti la presenza di prodotti food e crescano gli acquisti significa che stiamo progredendo”. 

Il biglietto di trasporto è, al contrario, il più semplice da comprare in Rete, rappresenta la metà di tutte le vendite di turismo (servizio che realizza il 44% dello shopping online), seguono gli hotel al 40% e con meno del 10% chiudono la categoria dei viaggi i pacchetti di vacanza. “E’ un tipo di acquisto che per certi versi si assimila alla complessità del food – conclude Perego -: un'esperienza sartoriale che richiede tempo e personalizzazione”.

Il futuro è nell'export

La sfida sarà nell’export dei servizi e quindi, nel caso del turismo, così come del cibo, vendere agli stranieri il made in Italy, il lifestyle italiano. La moda lo fa bene, ad esempio il brand Luisa Via Roma realizza il 90% del suo fatturato online. “Le esportazioni aumentano, noi calcoliamo in 3,5 miliardi il valore di transato online diretto e cioè degli stranieri che acquistano direttamente su un sito con operatività in Italia. Se consideriamo anche l’indiretto, cioè l’ecommerce di operatori situati all’estero (ad esempio le online travel agency), aumenterebbe esponenzialmente”, aggiunge il professore. Un consiglio per chiudere: non è utile vendere dal proprio sito web sui mercati lontani, in Giappone o in Cina ad esempio, ma “inserirsi nei percorsi digitali di questi Paesi, capirne i consumatori e i marketplace sui quali acquistano e come essi funzionano”. p.ba.

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