Caffèlatte all’Amarula

Tra i padiglioni di Indaba 2016 il richiamo del lusso, nel senso più comune del termine, ha prevalso nell’accomodation e non solo. I convogli ferroviari Rovos e Blue Train sono i treni più lussuosi al mondo e attraversano paesaggi selvaggi con carrozze d’altri tempi. Il Gruppo Tourvest ha estratto a sorte gioielli servendo champagne al suo stand, visto che fa parte di questo polo turistico ben diversificato anche una catena di gioiellerie. Persino il parco Kruger, fedele al concept di riserva pubblica spartana, aggiungerà un safari lodge da 240 camere di standard più elevato e ristorante con servizio al tavolo. “Per soddisfare una domanda dei mercati emergenti”, spiega la SA National Parks ottenendo il benestare del ministero dell’Ambiente.
Insomma, il lusso in Sudafrica insorge. Anche se sai benissimo di essere in punta a un continente che stride con il concetto. Ancor di più in una Repubblica complicata, dove la frattura razziale è sempre viva e agita la governance. E in una città – Durban – che si misura con Miami come surf city, facendo dello sport l’occasione per mostrarsi giovane e senza barriere sociali.
Tra i padiglioni di una fiera finisce che il prodotto turistico disegni una destinazione falsandone la realtà. Già, ma quale? Quella delle guide volontarie che ti accompagnano a piedi nelle township o quella dell’itinerario “Sulle orme di Mandela”, oggi anche un’app in italiano? Quella delle vigne del Western Cape o dei safari, tra campeggi e chalet come appaiono sulle copertine di home design? Forse questi ultimi sono i meglio inseriti nella realtà dominante, della natura che ti fa sentire un ospite piccolo, piccolo. Appena alterata dalla presenza dell’uomo, se non per gli insediamenti funzionali all’accoglienza: ed è questo il Sudafrica che abbiamo vissuto, perciò possiamo raccontarvi.

Il regno ribelle
Siamo stati nella “Terra degli Zulu”, quella provincia del KwaZulu-Natal, un tempo popolare solo tra i sudafricani e oggi meta anche del turismo internazionale. Regno ribelle nell’800 per il contrasto deciso ai colonialisti britannici, monarchia volatile nelle successioni con il re in carica in quanto figlio della prima sposa e che può decidere in qualunque momento quale sia la Grande Moglie, per poi cambiare idea secondo le influenze. Dell’antico popolo l’attuale presidente Jacob Zuma ne incarna l’orgoglio e adotta la prassi della poligamia, con indubbio endorsement per le tradizioni etniche indigene.
Al confine con il Mozambico, è una provincia di montagne, bush e spiagge della Elephant
Coast sull’Oceano Indiano.
Qui tra novembre e gennaio le tartarughe liuto e caretta depositano le uova.
Da Durban si sale su a Nord, fino al primo sito Unesco sudafricano di Isimangaliso. Si visita il “Greater St. Lucia Wetland Park”, per vedere i temibili ippopotami: territoriali, aggressivi, persino con i propri cuccioli appena nati. Dopo cinque ore di transfer (colazione in battello inclusa), tra villaggi e strade sterrate popolate di bambini in divisa scolastica che rientrano a casa, approdiamo al Mkuze Falls Game Lodge. Una riserva privata di 9mila ettari e una consistente popolazione di Big Five.

Mkuze Falls
Game Lodge

Parte di un network di 14 proprietà, l’hotel accoglie seimila clienti all’anno in soli nove chalet e ha anche un campo tendato di lusso, per dieci persone, aperto solo per gruppi o eventi.
Silenzioso e romantico, ma adatto anche alle famiglie consapevoli che i bambini non possono partecipare ai safari se minori di sei anni, e non possono giocare rumorosamente nella savana.
Non è raro che le antilopi vengano a curiosare al vetro della lobby, dove spendiamo il tempo in cerca delle trasmissioni wi-fi.
Il segnale è presente eccome, funzionale per e-mail e messaggistica istantanea perlopiù, post e tweet con poche immagini. Ma occorre lasciare presto lo smartphone perché là fuori c’è il mondo. Le cascate, nella nostra estate ricche d’acqua altrimenti in secca; la terrazza della colazione e del pranzo guarda il bush con il coccodrillo che prende il sole, i bufali migrano in lontananza, i rinocerontini trotterellano in quel modo tenero. Un binocolo sarebbe suggerito.
Due volte al giorno, all’alba delle 6 e nel pomeriggio alle 1530, la jeep parte per il safari. Ranger alla guida e tracker (esperto di tracce) appollaiato sul seggiolino davanti, alla portata di proboscidi varie. Passeggeri muti come pesci, avvolti nei plaid di pile animalier.
S’impara ad aspettare, ondeggiando su e giù per gli sterrati, si ascoltano rumori indecifrabili, tweet sì ma di tutt’altro tipo, si osservano escrementi e orme per individuare il percorso del leone e del ghepardo.
“E’ passato di qui, ma ieri – sta andando alla ricerca d’acqua, è l’anno più secco degli ultimi 40 – non alzatevi per fare foto per nessuna ragione”, parla pacato l’uomo nero. La sua è una missione: farvi incontrare tutti gli animali che vivono nella riserva.
Dopo due/tre ore, alle 8 del mattino sul rosso dell’alba che è sfumato via, il caffelatte all’Amarula, liquore a base di crema di whisky, è perfetto. Alle 18, quando il buio si avvicina lo sarà uno Chardonnay approntato sul tavolino da pic nic e in una radura sopraelevata.

Volo Turkish Airlines
Abbiamo volato da Istanbul a Durban con Turkish Airlines, servizio notturno che parte all’1:05, operato con l’A330.
L’hub della compagnia è collegato a 10 scali italiani e serve  48 aeroporti in Africa. Il vettore ha potenziato i collegamenti verso tutto il continente: in particolare in Sudafrica serve tre aeroporti, oltre a Durban, anche Cape Town e Johannesburg. Raggiunge inoltre Madagascar, Kenya, Tanzania e Uganda.                  

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