Italia al giro di boa: un milione di arrivi negli Usa nel 2015

Di poco, ma è stato superato il milione di italiani negli Stati Uniti nel 2015. Il National travel and tourism office ha ufficializzato i dati ieri, inserendoli nel sito delle statistiche (travel.trade.gov): la “table C” dove è presente l’Italia insieme a Francia, Germania, Irlanda e Olanda mostra l’atteso dato di 1.039.397 arrivi dal Belpaese contati alle dogane, per un incremento che sfiora l’8%. Guardando i trimestri notiamo che luglio-settembre ha da sé realizzato oltre un terzo dei passeggeri (354.302), ma come incremento non è stato significativo (+6,6%). Come, invece, lo sono stati ottobre e novembre quando l’indice di crescita è del 23%. Quelli dell’autunno sono i due mesi più importanti dell’anno.

Confronto con Germania e Francia

Ieri scrivevamo che l’Italia non è più nella Top Ten dei mercati inbound, nemmeno per spesa, pur essendo turisti con un elevato scontrino medio. Facendo un confronto con Germania e Francia che, al contrario, sono ancora nella classifica – la prima con 2,27 milioni di arrivi (+10%) e i cugini d’Oltralpe con 1,75 mln (+6%) – notiamo le performance della Germania seguono un ritmo costante da sei anni e la nazione deve alle perdite del Brasile la conquista del sesto gradino dei primi dieci mercati. La Francia, invece, è superata dalla Corea del Sud, scivolando al nono posto. Bacini emissori che tengono, quello tedesco e francese, ma perdono valore economico a favore degli asiatici. Con 6,8 miliardi la Germania ha chiuso l’anno di minor spesa turistica negli States degli ultimi cinque, mentre la Francia resta per un soffio in classifica in tète à tète con l’Austrialia.

Quando è uscita l'Italia dalla top ten?

L’uscita dalla fatidica lista che viene tenuta in considerazione per gli investimenti di marketing delle destinazioni Usa è dovuta, in parte, a una riclassificazione dei parametri. Così ci spiega l’ufficio della vicedirettrice delle relazioni con il trade dell’Ntto, Julie Heizer: “Nel 2014 il Fondo monetario internazionale ha rivisto le linee guida per misurare la spesa turistica della “Bilancia dei pagamenti”, che noi Stati Uniti e la più parte dei paesi industrializzati seguiamo – apprendiamo -. E’ stata inserita la categoria delle spese generate da ‘Studi e ragioni di salute’, insieme a quelle dei lavoratori stagionali/transfrontalieri. Da questa variazione l’Italia non è più tornata nella classifica ed effettivamente la spesa per tali categorie è molto bassa rispetto ad altri Paesi”. Tuttavia, anche precedentemente alla riclassificazione “l’Italia è stata tra i primi dieci mercati fino al 2008”, per non farvi più ritorno. p.ba.

Nella foto Giuseppe Gerevini e l'AD di Alidays, Davide Catania, ritirano per il secondo anno consecutivo il premio come tour operator top performer dalla Us TRAVEL Association e da Brand USA

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