XX Rapporto sul Turismo: stranieri in aumento del 32,3% in dieci anni

Il trend costante di sviluppo sul mercato internazionale (+32,2% in 10 anni) e la ripresa del mercato domestico (+1,8% nel 2015), confermano che il turismo può rappresentare un’occasione per lo sviluppo del Paese e, in particolare, per il Mezzogiorno. Il XX Rapporto sul Turismo Italiano, curato dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (Iriss) del Cnr e presentato a Roma oggi, raccoglie dati, idee, esperienze che possono offrire un contributo ad una pianificazione strategica capace di valorizzare tutte le potenzialità del settore.

Il settore turistico continua a svolgere un ruolo trainante nell’economia italiana, con un’incidenza sul Pil che è arrivata all’11,8%. Un risultato importante, dovuto soprattutto ai flussi di turisti stranieri, che nel decennio 2004-2014 sono aumentati del 32,3% grazie ad uno sviluppo generalizzato del mercato globale, che nel 2015 ha fatto registrare 1.113 milioni di arrivi e che promette di proseguire anche nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,8 miliardi di arrivi nel 2030 (dati Unwto).
Anche il mercato domestico, dopo un periodo di crisi prolungata, ha fatto registrare nel 2015 un’inversione di tendenza con un lieve incremento delle presenze degli italiani negli esercizi ricettivi, che hanno superato i 194 milioni (+1,8% rispetto al 2014). Si tratta di un primo segnale di ripresa che fa ben sperare per il futuro, in quanto porta il numero complessivo delle presenze (stranieri e italiani) a più di 384 milioni, che corrispondono a oltre 109 milioni di arrivi.
Sono numeri significativi che pongono l’Italia ai vertici della classifica delle destinazioni più ricercate (in Europa solo Spagna e Francia fanno meglio con poco più di 400 milioni di presenze), ma si tratta probabilmente di dati sottostimati, afferma una nota. "Esiste, infatti, una quota di 'turismo sommerso', legato a movimenti che sfuggono alle rilevazioni statistiche ufficiali, in quanto il pernottamento non avviene in strutture ricettive ma in seconde case, presso parenti o amici o in altri appartamenti privati. Questo fenomeno, di cui si parla molto poco, rappresenta una realtà tutt’altro che marginale, capace di alimentare numeri superiori a quelli ufficiali. Si stima, infatti, che il numero delle presenze turistiche, comprensivo anche di queste casistiche, potrebbe essere stato di oltre un miliardo, quasi il triplo di quelle rilevate dall’Istat".
I turisti stranieri più presenti nelle destinazioni italiane sono, come da tradizione, i tedeschi, che nel 2014 hanno pesato per il 28,1%, seguiti dai francesi, dagli statunitensi e dai britannici, tutti assestati intorno al 6,4%. L’incidenza di questi paesi tende, però, a diminuire, in quanto è passata in un decennio dal 53,9% al 47,3%, anche a causa dell’avvento di nuovi mercati emergenti, come quello della Russia, passata nello stesso periodo dall’1,2% al 3,7%, della Polonia (dall’1,3% al 2,3%) o della Cina (dal 0,9% all’1,9%).
Un altro dato interessante che emerge è il trend positivo che ha caratterizzato alcune delle regioni meridionali. In particolare colpisce che le due regioni più dinamiche rispetto al mercato turistico internazionale siano state la Puglia e la Basilicata, dove le presenze di turisti stranieri sono aumentate, rispettivamente, del 54,7% e del 35,9% nel quinquennio 2009-14.

Il Rapporto, coordinato anche quest’anno da Emilio Becheri e Giulio Maggiore, rappresenta da più di un trentennio il principale documento di economia e politica del turismo in Italia.
La XX edizione, costituita da un volume di circa 800 pagine, ha visto la partecipazione di più di sessanta autori, tra i maggiori esperti di turismo e attività turistiche. Come da tradizione al volume hanno contribuito alcune delle istituzioni del settore quali Istat, Ciset, Unioncamere e il Mibact che ha accordato il patrocinio all’iniziativa e apre il volume con una nota a firma del ministro Franceschini. "Il XX Rapporto sul Turismo Italiano si propone di offrire un contributo di conoscenze e di strumenti utili sia attraverso un’analisi sistematica delle evidenze statistiche più significative, organizzate in modo da poter rendere comparabili nel tempi i fenomeni esaminati, sia attraverso la presentazione di alcune ricerche empiriche finalizzate a studiare i fenomeni emergenti di maggiore interesse – afferma il direttore dell’Iriss-Cnr, Alfonso Morvillo – e propone, inoltre, case history di successo che possano costituire best practices da prendere a riferimento".
 

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