Gli scioperi aerei in Europa costano 9,5 miliardi al Pil

Un costo colossale di 9,5 miliardi di euro in termini di perdite sul Pil europeo, pari all'intero prodotto interno lordo di Malta: tanto pesano gli scioperi dei controllori del traffico aereo secondo uno studio che Airlines 4 Europe ha presentato stamane a Bruxelles. L'associazione nata a inizio anno per porsi come interfaccia unica nei confronti della Commissione Europea e sviluppare azioni di sostegno al trasporto aereo ha convocato gli amministratori delegati di tutte le principali compagnie del continente per emettere ufficialmente una "call to action", un invito all'azione concreto che ponga fine agli scioperi selvaggi.

Subito dopo il dibattito pubblico, che ha visto affiancati alcuni dei rivali più acerrimi come Ryanair e Easyjet, Lufthansa e Air France-Klm, il gruppo dei Ceo é andato alla Commissione per discutere i nove punti di un documento che pone le basi per costruire un nuovo quadro regolatorio.

"Le soluzioni per minimizzare l'impatto degli scioperi ci sono, rispettiamo il diritto di protesta, ma aumentando la domanda dei passeggeri, questi non possono essere ostaggi di azioni locali", spiega il dg di A4E, Thomas Reynaert. Con lui concordano tutti i vertici dei vettori: Carolyn McCall, ad di Easyjet, sottolinea "La Commissione deve essere solo pragmatica". Michael O' Leary, ad di Ryanair: "Perché in un cielo unico uno spazio aereo deve rimanere chiuso? Questa situazione deve finire". Il presidente di Air France-Klm, Alexandre De Juniac stila alcuni punti che sono nel documento: "Vorremmo sapere, ad esempio, 21 giorni prima di un'agitazione e 72 ore prima chi partecipa". Willie Walsh, ceo di Iag punta il dito contro "il danno economico e d'immagine per la destinazione". Le compagnie aeree, infatti, fanno sapere di "avere fondamentali solidi", dunque potere anche superare gli effetti negativi degli eventi, mentre l'Europa "vede danneggiata la sua reputazione e deve reagire, prendere misure ora". Incalza Eduardo Santander, direttore esecutivo della European travel commission: "Fra 15 anni non saremo più la prima macro destinazione al mondo, e non perché diminuirà il nostro market share, bensì perché perdiamo competitività. Dobbiamo lavorare insieme per mantenere il primato".

Le perdite economiche
Non a caso, l'impatto più critico di uno "sciopero aereo" è sulla spesa turistica: lo studio di A4E dice che negli ultimi sei anni (2010-2015) è stimato in 5,6 miliardi di euro, cioè 930 milioni l'anno di perdite. Gli altri due ambiti che risentono sono la produttività in genere, per 3,3 miliardi, e i conti delle compagnie, che accusano il male minore con circa 551 milioni di euro persi. Contando anche i voli ri-programmati e quantificando i ritardi, l'analisi giunge a stimare in 9,5 miliardi complessivi, associati a 131mila posti di lavoro, l'impatto economico di 167 giorni di sciopero, tanti quanti ne sono stati compiuti nell'arco di sei anni. In pratica, uno ogni 13 giorni, che aumentano a 213 giorni complessivi se si tiene conto delle conseguenze dei giorni precedenti l'agitazione e successivi. I Paesi dove accadono più spesso sono la Francia, l'Italia, la Grecia e il Portogallo. Circa due milioni i passeggeri lasciati a terra nel periodo analizzato.

In Europa volano 900 milioni di passeggeri ogni anno e l'industria del trasporto aereo è tra quelle dalle migliori performance. La Commissione Europea calcola che due milioni di persone sono impiegate direttamente nel settore dell'aviazione e di essi 15mila sono controllori del traffico aereo. "Le destinazioni del Sud Europa subiscono maggiormente gli scioperi dei controllori – conclude A4E – poiché i visitatori non riescono a raggiungere le sedi delle loro vacanze. La Commissione deve assolutamente mettere al centro delle sue politiche il turismo, che è un'ottima soluzione per risolvere il problema della disoccupazione giovanile". p.ba.

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