Tourism Investment: “Italia al centro degli investimenti”

Tourism Investment 2016 ha riconfermato il forte interesse degli investitori, sia italiani che internazionali, verso il mercato alberghiero italiano non solo nelle grandi città, ma anche nelle destinazioni di resort come Sardegna, Puglia e Trentino. Un’edizione di successo quella del marketplace alberghiero che si è concluso nelle scorse settimane a Bergamo “e che ha visto l’Italia sempre più al centro degli investimenti riguardanti il Sud Europa – commenta il patron dell’evento Giorgio Bianchi – grazie a progetti sostenibili e alla crescita di nuovi operatori e gruppi alberghieri qualificati”.
I fondi di investimento e i brand internazionali sono sempre più alla ricerca di acquisizioni e joint venture con gruppi alberghieri italiani che rappresentano un’importante quota di mercato, come dai dati emersi dalla ricerca presentata da Pkf.
“L’hospitality italiano – incalza Andrea Faini, ceo di World Capital – risulta essere sempre più di appeal per gli investitori, soprattutto internazionali, interessati a investire le loro risorse in un paese così ricco di bellezze naturali e paesaggistiche. La partecipazione alla terza edizione di Tourism Investment si è confermata essere un’ottima occasione di approfondimento, per comprendere al meglio il sentiment del mercato immobiliare turistico. Così, dopo tale momento di confronto, siamo felici di riscontrare una continua crescita sia della domanda, che dell’offerta del settore”.

La spina dorsale
del comparto

La ricerca “Italian Hotel Groups”, realizzata e presentata in collaborazione con Pkf hotelexperts, ha avuto l’obiettivo di mappare i gruppi alberghieri italiani: la vera spina dorsale dell'imprenditoria alberghiera. Chi sono, come investono e come performano. Un preciso identikit di chi fa realmente muovere il mercato. La ricerca presentata e discussa da alcuni tra i maggiori player del settore (AccorHotels, Atahotels, AllegroItalia Hotels & Resorts, Best Western Hotels & Resorts, Choice Hotels Europe, Hnh, Melià Hotels International, Piazza di Spagna View, Planetaria Hotels, Starhotels, TH Resorts, Town House) in occasione della conferenza “Brands Panel & Italian Hotel Groups” è stata il punto di partenza di un osservatorio del settore ricettivo italiano su brand e gruppi alberghieri Italiani che verrà sviluppato nei prossimi anni – è stato detto -. L’analisi si è concentrata sui gruppi alberghieri italiani, termine con il quale si indicano aziende italiane con almeno 2 strutture di proprietà o in gestione e 100 camere.
Oggi si contano oltre 600 gruppi alberghieri italiani e si evidenzia la tendenza di questi ultimi ad affiliarsi a catene internazionali, brand o attraverso contratti di franchising o, seppur meno diffuso, contratti di management. Il confronto tra i principali player del settore ha portato ad evidenziare un mercato dell’hôtellerie italiana frammentato, in cui avanzano i gruppi alberghieri nazionali che, dal 2010, hanno raddoppiato la loro quota di mercato, passando dal 10 al 20%”.
E sul ruolo dell’internazionalizzazione delle presenze, per il successo del business, hanno espresso la loro opinione Enzo Carella, responsabile Clubviaggi Resorts del Gruppo Uvet, e Arnoldo Aiolfi, responsabile prodotto di Club Med per l’Europa del Sud. Carella ha spiegato che lo sviluppo in termini di presenze alberghiere si affiderà alle sinergie infragruppo e ad accordi con realtà straniere, facendo leva su un piano di sviluppo che prevede l’acquisizione in gestione di resort, hotel di città e boutique hotel. Aiolfi ha dichiarato che le aperture previste da Club Med nei prossimi anni riguarderanno per un terzo l’Asia, per un terzo l’America e per un altro terzo l’Europa, in particolare il Sud del nostro continente.
A sostenere gli investimenti degli imprenditori nel settore dell’ospitalità è di recente intervenuto anche il premier Matteo Renzi , spiegando che “all’albergatore che interviene spendendo sull’azienda saremo in grado di dare uno sconto fiscale”. Si tratta del “bonus hotel” in vigore già dal 2014, con uno stanziamento di 220 milioni di euro in tre anni, che però finora non ha soddisfatto né gli operatori turistici né il governo. Infatti, oggi viene concesso uno sconto fiscale del 30% su quanto speso per ammodernare un hotel, fino a un massimo di 200 mila euro. Ma il bonus viene assegnato con il marchingegno del click day: si fa domanda in un sito internet, ma la graduatoria è formata in base a chi si prenota per primo, fino a esaurimento delle risorse. Un meccanismo di gara a premio che non ha dati risultati positivi e che ora verrà cambiato.
"Molti ricorderanno – commenta Giorgio Palmucci, presidente Confindustria Alberghi – che in occasione del precedente contributo da parte dello Stato di 20 milioni di euro, gli stessi furono accaparrati esattamente in 43 secondi dal momento che fu dato il via alle richieste. Fu chiamato il click day, per la velocità con cui gli interessati riuscirono a diventare i fortunati utilizzatori delle somme. Tutto è ancora documentabile, con le cifre assegnate, ma evidentemente sono stati in pochi quelli che hanno potuto accedere a quella somma. Con la nuova promessa del governo gli introiti saranno più consistenti e dovrebbero riuscire a soddisfare le esigenze degli albergatori e dare una spinta all'industria alberghiera. Il tax credit è un segnale positivo per la nostra categoria".              

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