Abu Dhabi e l’identità di destinazione culturale

Il Guggenheim Abu Dhabi ha inaugurato “The Creative Act: Performance, Processo, Presenza”, la seconda mostra della collezione del museo, con opere di 25 artisti, sostenuta da una serie di programmi pubblici di colloqui e seminari fino al 29 luglio. “Questa esposizione segna non solo il passo successivo per il museo, ma anche l'istituzione del suo ruolo futuro di incoraggiare, ispirare e informare le nuove generazioni sullo sviluppo dell’espressione artistica”, ha detto SE Saif Saeed Ghobash, direttore generale dell’ente del turismo dell’emirato.

Il Guggenheim, come il Louvre atteso entro la primavera e lo Zayed National Museum, rappresentano per Abu Dhabi il percorso verso la connotazione di destinazione culturale del Golfo, andando a collocare sull'isola di Saadiyat gli spazi museali di richiamo internazionale e di confronto culturale.

I tre temi della mostra, distinti ma interconnessi – performance, processo e presenza – raggruppano molti artisti che esplorano più di uno di essi. Tra loro Anish Kapoor, celebre autore del Cloud Gate che ha cambiato lo skyline di Chicago. Al Guggenheim di Abu Dhabi è sua My Red Homeland (2003), un'installazione scultorea monumentale composta da quasi venticinque tonnellate di cera rossa con un braccio meccanico che circumnaviga la piattaforma, alterando la superficie mentre lavora il materiale. Presenti anche opere pionieristiche degli anni ’60 di artisti come Rasheed Araeen, Julio Le Parc, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, noti per aver sviluppato approcci sperimentali che comportano l’uso di tecniche apparentemente distruttive e materiali della vita quotidiana, per esprimere il loro punto di vista sulla società contemporanea.

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