E-commerce: perché il turismo perde market share?

“E’ vero che il turismo ha perso peso nell’e-commerce (passando dal 44 al 40%, ndr), ma è cresciuto nel valore e va tenuto conto che la sua penetrazione rispetto a tutto il retail è circa il 32%, un dato molto alto. Il maggiore rispetto agli altri settori, il food (venduto online), ad esempio, rappresenta solo lo 0,5% (sul totale commercio)”, commenta i dati delle vendite online, presentati ieri nella prima giornata del Netcomm Forum, Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell'Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano.

I servizi di viaggio sono partiti molto presto nello shopping sul web – continua -, più semplici da de-materializzare, liberi da questioni di logistica ai quali, al contrario, sono vincolati prodotti come gli alimentari oppure l’abbigliamento. Inoltre il trasporto aereo low cost ha impresso una forte spinta ai consumi. Ecco che il turismo può dirsi un settore maturo per l’e-commerce, ha svolto una funzione ‘educativa’ essendo stato il primo comparto a sviluppare vendite”. Lo consideriamo a fine corsa? “Non è corretto paragonarlo ai prodotti come il food o il fashion, che rientrano nelle spese primarie, nei loro confronti perderà quote anche perché a crescere sono i beni e non i servizi”.

Secondo la ricerca, in un mercato che va verso la consapevolezza dello shopping online, a crescere saranno i settori merceologici che “assorbono il nostro budget”, nel senso che sono in qualche modo indispensabili. Volendo applicare questa regola al comparto dei viaggi “potrebbe essere la biglietteria aerea point to point a conoscere migliori incrementi – sottolinea il ricercatore -, ma più in generale quella dei trasporti con accento sui ticket ferroviari che stanno sviluppando bene le applicazioni b2c e quindi presidiando il canale più performante, il mobile”.

I dati previsionali del 2017 hanno stabilito in 230 euro lo scontrino medio dei 50 milioni di ordini relativi ai servizi online transati (qui è il turismo, ndr), contro i 75-80 euro del valore dei prodotti (150 mln di ordini). “Vediamo aumentare gli acquisiti di home sharing, attualmente si mostra stabile la biglietteria aerea e restiamo con una forte incertezza circa Alitalia che ha un peso significativo. Per quanto riguarda l’hotellerie, a nostro avviso resta determinante la distribuzione attraverso gli aggregatori, considerato il tessuto economico italiano dove prevalgono le strutture indipendenti”.

A oggi, le vendite del settore sono rappresentate per tre quarti dai trasporti e per un quarto dall’hospitality. p.ba.

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