L’America e il “Grande benvenuto” al turismo

"L'industria del turismo non è ignara del contesto nel quale dovrà commercializzare gli Stati Uniti", con queste parole una nota della Us Travel Association (Usta), organizzatrice di International Pow Wow, introduce il tema del 49esimo evento b2b in grado di generare 4,7 miliardi di dollari di futuri viaggi negli Usa. "One Big Welcome" è il mantra che l'associazione diffonde sui rappresentanti di 70 Paesi che per tre giorni contratteranno prenotazioni e servizi, mentre 500 giornalisti seguiranno le conferenze, a cominciare dalla prima delle 8 del mattino di Brand Usa, l'ente di promozione che si teme possa subire un ridimensionamento sotto la scure del taglio di costi del Governo. Nei due aeroporti i seimila delegati sono stati accolti da desk di benvenuto con regali e buffet, per scongiurare i pericoli.

"Il rapporto dell'America con il resto del mondo in quest'epoca di transizione e rottura è nei pensieri di tutto il mondo – dichiara il presidente della Usta, Roger Dow -. Washington è una delle città più visitate e meno comprese. La capitale non è solo il caos che sentite nelle notizie, è in verità una città vibrante di parchi e caffetterie. Abbiamo bisogno di visitatori internazionali, per realizzare che possono venire a vedere questi posti con i loro occhi, e che l'America li vuole".

Politica, viaggi e business
Con la coincidenza unica della politica e del turismo all'International Pow Wow di quest'anno, vedremo se dall'amministrazione Trump verranno segnali di apertura a una relazione più "ospitale" nei confronti dei viaggiatori. Il segretario del commercio, Wilbur Ross, è l'atteso ospite del primo giorno. Per il momento all'attivo ci sono diverse preoccupazioni: l'electronics ban che fa perdere clienti alle compagnie aeree mediorientali, le quali di conseguenza cancellano le operazioni sugli Usa (con sollievo delle americane, ndr); la Casa Bianca che ha richiesto alla Corte di ristabilire il "Travel ban" verso i cittadini di alcune nazioni a maggioranza musulmana, sospeso perché alcuni tribunali l'hanno dichiarato discriminatorio; infine, considerato che il presidente fa volentieri marcia indietro sulle iniziative della precedente gestione (dall'accordo sul clima all'assistenza pubblica), comincia a insinuarsi un timore sul disgelo con Cuba.

C'è già un'analisi: se Trump dovesse rivedere la liberalizzazione dei viaggi verso l'Isla Grande le compagnie aeree e di crociera statunitensi perderebbero 3,5 miliardi di dollari e 10mila posti di lavoro entro il 2021, alla fine cioè del primo mandato di questa discussa presidenza. p.ba.

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