La resilienza del trasporto aereo

“Sviluppo aeroportuale significa sviluppo del territorio”, Fabrizio Palenzona, presidente Assaeroporti, mette subito in chiaro il ruolo che le società di gestione aeroportuale hanno avuto nella crescita del Paese, “soprattutto in seguito alle privatizzazioni”. Il clima disteso delle celebrazioni non gli ha fatto tuttavia omettere dichiarazioni aperte sulla legge 248 che, tra il 2000 e il 2009, ha favorito la compagnia di bandiera, “ma grazie al contributo dell’Enac siamo riusciti ad anticipare il recepimento di una legge europea che ha consentito l’attuale sviluppo dei tre principali aeroporti di Roma, Milano e Venezia”.
Obiettivo del futuro è “lavorare con la certezza delle normative, perché gli investimenti aeroportuali sono investimenti a lungo termine, e hanno bisogno di pianificazione”. Sono infatti previsti 4,2 miliardi di euro di finanziamenti nei prossimi 5 anni, per il 93% privati.  

Mezzo secolo
di traffico aereo

E’ Marco Baldi, responsabile area economia e territorio del Censis, a illustrare la ricerca storica sul nostro sistema aeroportuale. “La mutazione più importante è senz’altro la liberalizzazione dei trasporti, resi accessibili anche ai ceti sociali cui erano preclusi, poi l’evoluzione di flussi globali, che hanno visto l’ingresso di nuovi attori nel trasporto aereo, come la Cina e i Paesi Arabi”. Se negli anni Sessanta e Settanta volare significava farlo con Alitalia (allora al terzo posto in Europa e settima nel mondo), l’ottimismo degli anni Ottanta è cominciato a crollare nel decennio successivo con i primi segnali di quella crisi che avrebbe distanziato la società civile da politica e finanza, a partire da Mani Pulite. Nel 1996 si manifestò per la prima volta la volontà di privatizzare Alitalia.
La crisi innescata dall’attentato dell’11 settembre 2001 ha rivoluzionato il mercato, già provato da una serie di paure da fine millennio (mucca pazza, Sars, millennium bug) portando al fallimento gigantesche compagnie. Infine, la crisi finanziaria del 2007 ha di nuovo messo in discussione il modello di trasporto aereo.  

Il protezionismo
Attualmente lo scenario geopolitico ci vede, invece, testimoni di un’inquietudine per le volontà protezionistiche di alcuni Paesi, per la Brexit, per le paure inerenti al terrorismo. Positiva, invece, la ripresa dalla crisi innescata nel 2007, con l’aumento del Pil mondiale e l’allargamento del ceto medio in molti Paesi emergenti.
Il turismo è cresciuto del 75% nel mondo negli ultimi 10 anni e del 110% nei Paesi emergenti. I costi del trasporto si sono ridotti grazie al calo del prezzo del greggio. L’Alta Velocità delle ferrovie, potenziale nemico al suo esordio, si presenta come futuro alleato. Questo per il carattere “resiliente” del trasporto aereo.
Qualsiasi shock ha determinato nel mercato una piccola stasi, ma poi la crescita è ripartita con cambiamenti positivi. Tra il 2007 e il 2017 in Italia il traffico è aumentato del 21,8%.

Il futuro
Per il 2035 il trasporto crescerà ancora dell’89,4%. Nel primo quadrimestre del 2017 siamo al +6,6%. Nei prossimi 10 anni il traffico raddoppierà: passeremo da 164 milioni a 311 milioni di passeggeri. Il fatturato che ne deriva è imponente.
L’industria aeroportuale nel mondo vale 260 miliardi di dollari e dà lavoro a 2,6 milioni di persone (direttamente). In Italia il comparto vale il 3,3% del Pil. Purtroppo da noi lo scenario del trasporto aereo risulta spaccato e policentrico.
Per il futuro, gli investimenti più importanti saranno in tecnologia, soprattutto in ambito sicurezza.
Sarà, invece, difficile arrestare le evoluzioni della sharing economy, di cui usufruiscono ormai 19 milioni di consumatori per 19 miliardi di euro. Quanto alle alleanze con il territorio, saranno incentrate sulla minimizzazione dell’impatto ambientale.
Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, guardando al domani del comparto ha evidenziato le difficoltà del campanilismo nella nostra economia, dove si mettono in concorrenza aeroporti a meno di 100 chilometri di distanza. “Trapani ha offerto 3 milioni a Ryanair per atterrare nel suo aeroporto, e Palermo gliene ha offerti 10: da questo assurdo conflitto l’unica ad uscirne vincente è la compagnia irlandese”. Il sottosegretario al Turismo, Dorina Bianchi, mostra di essere favorevole allo sviluppo al Sud anche dei piccoli aeroporti: “Solo il 13% del nostro turismo arriva al Sud e questo per la mancanza di raggiungibilità del trasporto aereo, e per i suoi costi eccessivi: è sicuramente più facile e meno costoso arrivare a Barcellona che a Lamezia Terme, e questo deve cambiare”. 
Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, ha garantito l’impegno “per regole certe e pianificazione”. Con Riggio è d’accordo nel cercare di superare gli interessi localistici a favore dello sviluppo dei territori. “Sono il primo difensore delle autonomie, ma solo quando gli enti pubblici comprendono che fanno parte di un sistema di rete. Sono passati due anni dal varo del Piano Aeroporti e mi sembra che già stia dando i suoi frutti, innanzitutto nella strategia comune che abbiamo avviato con settori collegati, come il trasporto ferroviario”. Secondo il ministro non abbiamo bisogno di raddoppiare le linee, “ma avere investimenti tecnologici all’altezza del settore, accompagnati dalla creazione di reti e dallo sviluppo intermodale”. “E’ importante – ha aggiunto – che ci siano collegamenti ferroviari efficienti, non l’Alta Velocità ovunque: i turisti possono attraversarlo anche piano il nostro Paese, abituarsi loro alla nostra cultura, non il contrario. Non è detto che l’Italia debba seguire il gigantismo crocieristico, e sicuramente non possiamo abbattere i palazzi del centro storico di Roma per farci entrare i pullman: l’importante è chi ci siano servizi e che siano frequenti”, ha concluso.             

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