Tutti i rischi di una “Hard Brexit”

Gli scenari ipotizzabili, le sfide per gli operatori del settore,  ma anche le ripercussioni negative sugli scambi commerciali e sui consumatori: l’impatto della Brexit sul trasporto aereo è un tema di grande attualità, affrontato nei giorni scorsi a Roma nel corso di un convegno organizzato dallo Studio Pierallini e dall’Università Luiss. Una “hard Brexit” potrebbe vanificare gli accordi che consentono di volare dall’Europa verso il Regno Unito e viceversa.
“Se si tiene presente che tra le prime dodici compagnie che operano in Italia svettano in cima alla classifica dei passeggeri trasportati Ryanair, per prima, con 32 mln e 615mila passeggeri, seguita da Alitalia (23 mln e 106mila) e da Easyjet ( 14 mln e 335mila), si può comprendere facilmente l’entità del problema e la fragilità dell’intero sistema – ha detto Laura Pierallini, fondatrice dello Studio legale Pierallini e coordinatrice del corso di diritto del trasporto aereo alla Luiss di Roma -. La regolamentazione  europea basata sulla completa libertà nei cieli dovrà essere necessariamente riadattata alle nuove condizioni per far sì che il Regno Unito e  l’Europa tutta non perdano quella libertà nei cieli che ha contraddistinto fino ad oggi il contesto europeo e le sue normative”.

Il report Aci Europe
Il dibattito si tiene in un momento in cui il report sul 1° quadrimestre del 2017 redatto dall’Airports Council International Europe, che fa riferimento all’88% del traffico passeggeri nel continente con 232 aeroporti monitorati, riferisce una crescita media del 6,9% a livello europeo, con 11 mercati che sono cresciuti a doppia cifra, tra cui anche Cipro, Portogallo, Malta e Lussemburgo. Il traffico extraeuropeo al contrario, sta registrando una crescita più lenta, del 5,9%.
“Sappiamo che potrebbero profilarsi scenari di “hard o soft Brexit”, nei quali il Regno Unito potrebbe mantenere diritti di traffico e benefici oppure riformulare completamente una propria politica sull’aviazione – il commento di Alessio Quaranta, direttore generale dell’Enac, intervenuto al convegno – una cosa è certa, le implicazioni toccano numerosi ambiti. C’è il tema per esempio delle licenze e degli Aoc (Air Operator Certificate); Easyjet per esempio, con base Uk e con un UK Aoc, dovrebbe acquisire un Aoc europeo per operare voli tra gli stati dell’Unione. Ryanair, con base in Irlanda, per operare rotte intra Uk e tra la Gran Bretagna e l’Europa dovrebbe acquisire un Uk Aoc, mentre come compagnia europea potrà continuare ad effettuare voli tra gli stati dell’Unione. C’è un problema non secondario poi che toccherebbe le compagnie di nazionalità britannica dopo la Brexit, ossia le quote azionarie – ha spiegato ancora Alessio Quaranta -. Per volare liberamente in Europa ed essere comunitaria una compagnia deve essere di proprietà, per il 50% del capitale più un’azione, di soggetti comunitari.
Con l’uscita del Regno Unito dall’Europa, Easyjet e Ryanair, ma anche Iag che comprende British Airways, Iberia, Vueling e Air Lingus, non avrebbero più soci in maggioranza della Ue”.
easyJet, che ora è controllata per l’84% da soggetti europei, vedrebbe scendere questa quota al 49% dopo la Brexit. Lo stesso accadrebbe a Ryanair con il 60% delle quote ora in mano a soggetti comunitari, che scenderebbero però al 40% escludendo i soci britannici. Iag dovrebbe riorganizzare tutto l’azionariato con l’uscita di alcuni soci non più comunitari e l’entrata di altri membri Ue.
“Tutte le strade percorribili per la transizione devono comunque e assolutamente tenere conto dei consumatori e delle loro esigenze – ha detto ancora Alessio Quaranta – senza dimenticare che spesso i voli di lungo raggio vengono acquistati con un anno e mezzo di anticipo”.                                       

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