Il business dei dati nel travel

La premessa, ormai metabolizzata da tempo, è che anche nel mondo travel la domanda governa l’offerta. Da qui la necessità di imporsi sul mercato con un prodotto turistico customizzato. Come riuscire a seguire in tempo reale le propensioni d’acquisto e convertirle in prenotazioni? Qui entra in gioco il business dei Big Data.
Dando per scontato che la profilazione dei target di clientela sia una buona base di partenza per affinare le proprie strategie – e che il turismo da sempre si basi su dati empirici o statistiche superate – si stanno moltiplicando le iniziative per fornire informazioni attendibili e utili al business degli operatori.
Università, società tecnologiche, istituti di analisi e ricerca di mercato, network di agenzie, tutti si stanno lanciando nel mondo delle statistiche per produrre report previsionali piuttosto che analisi su dati consolidati. Qualche esempio? In un paio di giorni si sono avvicendate almeno quattro presentazioni attinenti al tema. Amadeus ha lanciato Amadeus Direct, strumento nato per fornire una nuova modalità di accesso ai servizi dell’azienda, per garantire alle agenzie di viaggio maggiore autonomia, una migliore efficienza nella gestione delle vendite e maggiori opportunità di ricavo grazie ad una reportistica più dettagliata. Travelport ha trasformato la sua piattaforma aggiungendo il pilastro della business intelligence (vedi articolo a fianco). L’Osservatorio del Politecnico ha illustrato l’ultima analisi riguardante l’innovazione digitale, mentre Future4Tourism ha fatto il suo esordio spiegando che sonderà cinque volte l’anno il comportamento previsionale dei viaggiatori italiani. Anche i network usano la tecnologia per indicare la via della redditività ai propri affiliati. Alle aziende non resta che l’arduo compito di scegliere a quali dati affidarsi.                           

Tags: , , , ,

Potrebbe interessarti