Dalla Cina non aspettiamoci il turista cliché

Il turista cinese evolve in fretta, è molto digitale, non è soltanto appassionato di shopping e l’Italia del turismo farebbe bene ad avere una strategia di sistema il più velocemente possibile per intercettare flussi che, grazie alle migliori connessioni aeree, approdano in Europa a Parigi e in Germania, prima che a Malpensa o Fiumicino.

Il panel di ieri al Politecnico di Milano per presentare il numero 160 di “Mondo Cinese” intitolato “Vacanze italiane” ha evidenziato questi concetti con alcuni illustri intervenuti, tra i quali Cesare Romiti che è presidente della Fondazione Italia Cina, editore della rivista di studi sulla Cina contemporanea, pubblicata dal lontano 1973, molti lustri fa rispetto “a quell’uscire dai propri confini di cui il turismo è solo uno degli aspetti dell’apertura della cultura cinese di oggi”, spiega il professore di diritto cinese a Cà Foscari, Renzo Cavalieri.

Milano gateway delle vacanze italiane

“Il turismo non va a compartimenti stagni, è un’economia integrata, ad esempio contempla i trasporti: in questo l’Italia è deficitaria per gli arrivi dalla Cina, che preferiscono Parigi o Francoforte/Monaco – osserva Giuliano Noci, pro-rettore del polo territoriale cinese al Polimi -: dobbiamo avere una strategia dei trasporti più chiara in questo senso”. Gli altri elementi di natura “sistemica” da migliorare, messi in evidenza  dall’ex presidente di Explora, riguardano la conoscenza e il digitale: “Il cinese medio ed evoluto conosce gli stereotipi dell’Italia, ma nulla di più, perciò un tema rilevante sul quale puntare è quello dell’attrazione. Un terzo punto riguarda gli ambienti digitali sui quali si muovono: l’Italia deve presidiarli”. Se fin qui la partita, descritta da Noci, è quella che deve giocare il Paese, a seguire ci sono le responsabilità delle imprese. “Devono conoscere le specificità di questo turista che cambia, lancio una proposta: sia Milano per sua vocazione internazionale ad essere il gateway delle vacanze italiane per i cinesi, con un piano di marketing territoriale delineato su target precisi”.

Sulla formazione delle aziende all’accoglienza, sotto il particolare profilo della “certificazione” di qualità (Qst è quella della Fondazione Italia-Cina sviluppata con la China tourism administration, ndr), il dibattito si è soffermato menzionando i progetti che si sono conclusi a buon fine con l’assegnazione del ‘bollino’ chinese friendly, tra gli aeroporti Malpensa e Rimini, oltre i programmi per gli albergatori romani e a Livigno per gli operatori della montagna. Roma Capitale, Regione Puglia e Umbria sono le istituzioni con progetti attivi di attrazione insieme alla Fondazione.

“Non sapete quanto sia delicato occuparsi di turismo oggi, farlo bene e con competenza – ha detto Cesare Romiti -, oggi dobbiamo insegnare ai nostri tour operator e alle agenzie turistiche le nuove modalità dell’accoglienza”. Soprattutto tenendo conto che in Cina gli under 40 rappresentano più della metà della popolazione che viaggia, di 127,8 milioni nel 2016. Duplicati rispetto ai 60 milioni di viaggiatori totali del 2010. p.ba.

 

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