Air France-Klm più attiva in Italia

“Il mercato italiano diventa ancora più strategico ora che abbiamo meno sinergie con Alitalia, quindi vogliamo fare di più con le nostre forze”, così Jerome Salemi, direttore di Air France Klm motiva le ragioni dell’incremento delle attività, pari al 5,5% nella stagione invernale su base globale.

La crescita è guidata dal network di lunga distanza (+4,7%), dal medio raggio e dalle rotte low cost di Transavia (+14,6%). In questo scenario, l’Italia tiene il ritmo. Da Roma l’offerta va a +15% sia su Parigi sia su Amsterdam, mentre da altri scali come Bologna, Milano e Catania vengono mantenuti servizi precedentemente stagionali. In particolare rimane l’operatività su Malpensa e dall’Emilia si arriva a 4 frequenze al giorno sui due hub del gruppo franco-belga. I dieci scali del Belpaese restano tutti alimentati da voli e le agenzie di viaggio vengono seguite “da una presenza sul territorio più marcata, con iniziative di fidelizzazione sulle pmi che mirano a legare in un rapporto di fiducia le aziende alla distribuzione e alla compagnia aerea”, sottolinea Salemi. Con un meccanismo di premialità (buoni Amazon e gift importanti), Af-Klm spinge le adv a iscrivere i dipendenti delle aziende a iscriversi al programma Bluebiz. Rassicurando che “non daremo mai le tariffe speciali direttamente alle pmi”.

Più voli leisure con il Dreamliner
Air France –Klm sarà anche più vacanziera del solito. Mauritius e la Costa Rica (San José) volati da subito, Fortaleza da maggio 2018: con queste direttrici la compagnia spinge l’acceleratore sul segmento leisure. L’Oceano Indiano è un asset di Klm, in collaborazione con Air Mauritius, e opera da Amsterdam, con il Dreamliner, così come il diretto su San José che prosegue fino a marzo. In Brasile l’operazione vede anche il coinvolgimento della nuova compagnia “dei millennial”. Infatti, Fortaleza sarà collegata da Parigi ed Amsterdam sia da Joon sia da Klm. “La destinazione si sta riprendendo, infatti aumentiamo la capacità: due volte al giorno da Parigi su San Paolo, più il servizio da Amsterdam, sempre giornaliero”. Lo scalo del Nordest diventa il terzo hub nel Paese, grazie all’alleanza con Gol.

Joint venture atlantica
Il capitolo della Jv transatlantica, nella quale fino al 2022 c’è anche Alitalia, merita una riflessione a parte.

Ed è interessante perché spiega come il gruppo franco-olandese si è mosso con anticipo per preservare un tesoro di revenue da 12 miliardi di euro. Af si è messa al sicuro aprendo l’azionariato: il 10% a Delta, un altro 10% a China Eastern, il 17% è ancora del Governo. Ciò ha permesso un cash flow immediato per investire nel 31% di Virgin Atlantic, di cui un 49% era già di Delta. In questo modo il vettore americano e quello francese hanno il controllo di Virgin Atlantic senza perdere i diritti di volo europei e si mettono in una posizione molto forte sulle rotte più redditizie di sempre. Secondo stime degli stessi vettori, il 25% della capacità sulle direttrici Europa-Nord America è appannaggio della joint venture (quel valore di 12 miliardi di cui sopra, ndr).

Alitalia dovrà quindi decidere se, fra cinque anni, entrare a fare parte della nuova compagine in cui ora si è inserita l’aerolinea più smart di tutte, e più cara, creata dal famoso miliardario Richard Branson.                       

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