Un’atmosfera rurale tra filari di viti

Chi ama la semplicità di un mondo rurale fatto di accoglienza genuina e di paesaggi intatti troverà, in Moldova, la pace per gli occhi e la serenità per lo spirito. Moldova, non Moldavia, che è il vecchio nome legato ai tempi dell'impero sovietico, prima dell'indipendenza. Il turismo qui è ancora ai primi passi, ma la volontà di svilupparlo è molto apprezzabile. E' l'ideale per chi cerca una vacanza alternativa low cost o per chi è stanco di mete troppo patinate. Una scoperta, insomma. In forte crescita l'ospitalità in campagna, in strutture agrituristiche di vari livelli, dalla casetta familiare alla cantina enologica di lusso. Ma chi viene da queste parti si sente ancora un po' pioniere, e nemmeno gli Uffici del Turismo sono in grado di dire quanti italiani all'anno si spingano fin qui.
Il paesaggio è prevalentemente dolce, caratterizzato da sterminate piantagioni di granoturco e da filari di viti a perdita d'occhio. Servono a produrre il principe dei prodotti moldovi, il vino, che ha raggiunto livelli inaspettati di qualità e ottimo mercato all'estero, dai Paesi europei (Germania in testa) fino alla Cina, i cui acquisti sono in brillante ascesa.
Al vino è anche dedicata da 16 anni una festa d'autunno, un vero evento nazionale di feste e balli, salsicce e polenta, che ha il suo perno nella capitale Chisinau e che si dirama in tutto il Paese, tra le oltre 200 cantine di cui è costellato.

Capitale e escursioni
La capitale, distrutta dalla seconda guerra mondiale e poi da un terremoto, allinea sulla strada principale gli edifici ottocenteschi sopravvissuti, d'impronta est europea. Proprio nel centro, dove sorgono i palazzoni staliniani del potere, un arco di trionfo e una cattedrale ortodossa sono le attrazioni monumentali. Le periferie sono caratterizzate da imponenti edifici d'abitazione, due in particolare posti simmetricamente all'arrivo dall'aeroporto, sembrano costituire la porta della città.
Da qui ci si può muovere per le mete delle escursioni, tutte facilmente raggiungibili.
Interessante il villaggio Butuceni, che allinea semplici casette celesti dedicate all'ospi- talità, quasi un albergo diffuso, con alloggi lindi, trattorie tipiche e persino un museo contadino. Sulla montagna, a strapiombo sull'ansa del fiume Raut, una chiesa ortodossa e un'antica cappella scavata nella roccia, presidiata da un monaco indaffarato a pregare nonostante i flash dei visitatori. Il paesaggio è mistico, la vallata ampia e profonda, quasi un canyon; è forse il luogo più bello del Paese.

Il vino
Ma sono le cantine la vera attrazione per il turista. Il vino ha tradizioni antiche e Mosca ordinava qui grandi quantitativi per tutta l'Unione; allora era vino acido, grezzo e di bassa gradazione, oggi invece, grazie a un forte impulso di conoscenze, la qualità è elevata e il mercato è internazionale.  Vini bianchi, rossi e spumanti che non sfigurerebbero su tavole italiane o francesi. La tenuta Cricova è una delle più grandi e rinomate, e ha una particolarità: le cantine si snodano in un labirinto sotterraneo di tunnel, 100 chilometri a 100 metri di profondità: ma non si scende, semplicemente sopra si erge una collina. Un luogo attrezzato per l'accoglienza, e scelto da Vladimir Putin per festeggiare il suo 50mo compleanno. Nel groviglio di gallerie pare che si sia smarrito per 48 ore l'astronauta Yuri Gagarin, creando così una leggenda alla quale nessun visitatore può sottrarsi. In una parete di foto di ospiti, colpisce incontrare, inaspettati, Federica Mogherini e Franco Frattini, ai quali qui è affidata l'immagine dell'Italia in mezzo a una moltitudine di capi di Stato e di governo. Sulle bottiglie della cantina EtCetera, a Crocmaz, è disegnato un aeroplano, perché nel sito, tra vigne, tini e piscina, è stata ricavata anche una pista per aerei fino a 14 posti, utile per alzare il target della clientela, che può servirsi anche delle belle camere. In aereo da Chisinau sono pochi minuti e il costo fa impallidire i taxi tra Milano e Malpensa, tanto è accessibile. Accordi di buon vicinato fanno sì che la pista sia a disposizione anche della clientela del Castel Mimi, il luogo più lussuoso e sorprendente: una cantina storica, con radici nell'Ottocento, appena restaurata e rilanciata in grande stile grazie anche al contributo di architetti italiani. L'edificio originario, il “castello”, richiama i poderi della Borgogna, mentre i nuovi interventi, nei quali domina il cristallo, sono di un lusso internazionale. Un luogo completo: oltre agli spazi destinati alla produzione e alla conservazione del vino, ville e camere per ospitalità alberghiera, ristoranti, giardino con fontane luminose sincronizzate con i valzer di Strauss, persino un labirinto di siepi ancora in fase di crescita. Da segnalare anche l'azienda Purcari, che risale al 1827, immersa in 300 ettari di vigneti, dove ai turisti viene offerto un pacchetto completo: gara di vendemmia, gara di pigiatura, gara di etichettatura, diploma a tutti i partecipanti, e poi assaggi della produzione accompagnati da pietanze tipiche (soprattutto la placinta, una specie di strudel salato, che si ripresenta inesorabilmente sui tavoli di ogni tappa). L'allegria agricola ha come colonna sonora le musiche del folclore locale, affidate a instancabili suonatori di trom-ba e fisarmonica.

In Transnistria per un tuffo nel passato
Il viaggio in Moldova offre una particolarità unica al mondo: un regresso nel tempo con un tuffo nell'Unione sovietica, grazie alla visita in Transnistria e alla sua capitale Tiraspol. Il piccolo Paese, poco più di 500mila abitanti, è riconosciuto nel mondo solo da Russia, Ossezia e Abcasia dopo essersi proclamato indipendente nel 1990 proprio per non abbandonare la protezione sovietica. L'atmosfera è surreale; entrarci rievoca il clima sospettoso e sinistro dell'Urss, tra gendarmi, moduli, timbri, divieti e permesso di visita di 10 ore, non oltre. Il clima è quello di un passato dimenticato, architetture di regime, auto tondeggianti, monete di plastica come i gettoni della roulette, fabbriche socialiste dove le decorazioni e gli slogan proclamano l'orgoglio di essere operaio. Nel centro di Tiraspol una possente colonna in granito innalza in cielo la statua di Lenin col cappotto al vento; di fronte, il sacrario ai caduti della guerra terminata nel 1992 e combattuta per sottrarsi alla Moldova e rimanere fedeli alla falce e martello di Mosca. Destino perfido: qui falce e martello resistono ancora, mentre nel-la grande madre Russia sono diventati arnesi arrugginiti, lasciando la Transnistria da sola, ormai disorientata dai suoi sogni.                           

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