Hotel, le catene in Italia nel 2020

"Nel 2020 saranno 250 i brand e le linee di prodotto delle catene in Italia. Di queste, circa 140 saranno gruppi domestici, per il resto si tratterà di marchi internazionali, che subiscono un'accelerata con diversi progetti in pipeline". Ecco la fotografia dello stato dell'arte alberghiero nel nostro Paese con riferimento agli hotel di catena: l'ha realizzata Horwath Htl, società che insieme a Confindustria Alberghi e con il supporto di Cdp (Cassa Depositi e Prestiti) ha curato l'edizione 2018 del rapporto Hotels and Chains in Italy. Le catene sono ancora una parte decisamente minoritaria, rappresentano infatti solo il 4,5% del numero globale di strutture, che si attesta sempre sulle 34mila camere. Percentuale ancor più bassa se ci si confronta con l'estero: in Spagna i gruppi rappresentano il 12%, in Germania il 10% e in Francia il 21%.

Il 2018
anno del boom

Ma il comparto sta crescendo. Negli ultimi cinque anni gli hotel di catena sono cresciuti di 200 unità e di 20mila camere. Altre 12mila sono attese entro il 2020 e l'anno che è appena iniziato sembra essere quello del boom: ben il 65%, infatti, dovrebbe aprire proprio nel corso del 2018.
Dove investiranno le catene? Soprattutto a Roma, con oltre 2.200 camere in arrivo, e a Venezia, che ne attende circa 1.200. E poi c'è il caso di Firenze, dove la crescita si concentrerà nel segmento economy con oltre mille camere (in deciso contrasto con le 30 attese nella fascia midscale e le 173 di livello alto).
Ma non ci saranno tanti cantieri in apertura: si investe soprattutto sull'esistente, con rilanci e riqualificazioni, progetti in locazione e l'interesse di fondi e investitori.

Le chance
nel sud balneare

Quali saranno le sfide principali e le linee guida da seguire da qui al 2020? E' sempre il rapporto Horwath a tracciarle. A una maggiore specializzazione per essere d'appeal in destinazioni in cerca di specifici standard di servizio e di concept alberghieri innovativi, si affiancherà un interesse crescente verso mete considerate "secondarie" rispetto alle big come Roma e Milano: parliamo di Bologna, Torino, Verona, Napoli, Bari, Trieste, Genova.
Saranno loro a guidare l'e-spansione. Ma chi ha le competenze e il know-how giusto potrà approfittare della forte richiesta di rilancio dei grandi resort balneari del nostro Sud, soprattutto in Puglia, Sardegna e Sicilia.

I business model
più ricercati

Buone notizie per i brand domestici: continueranno a crescere a un passo più veloce rispetto a quelli internazionali, grazie ad una maggiore propensione per il lease e a una maggiore flessibilità.
Ma sarà probabilmente il franchising la forma di business model con l'evoluzione più veloce.
Qualcosa potrebbe muoversi più di ora sul fronte dei contratti di management: fermi attualmente al 5% e utilizzati in proporzione più nel comparto luxury che negli altri, in futuro potrebbero diffondersi, in attesa – spiegano da Horwath – di un’eventuale modifica alla legislazione che potrebbe rendere questo modello più appetibile per i fondi di investimento domestici.                   

La fotografia europea

Primi in Europa come offerta globale di camere, secondi solo alla Spagna come numero di brand alberghieri, ma quasi in fondo al ranking (dopo di noi solo Olanda, Gran Bretagna e Francia) come dimensioni medie dell'hotel (di catena e indipendente): così è l'Italia alberghiera in confronto al resto dei principali mercati europei. In particolare, solo la Spagna conta più marchi di noi, 240 contro i nostri 227, mentre indietro sono la Germania (180) e, tra i principali Paesi europei, il Regno Unito, con 135 brand, e la Francia, con solo 83. Ovunque, tuttavia, emerge un dato: la grossa differenza di dimensioni tra gli hotel appartenenti a una catena e quelle "generali". Su tutti spiccano i resort in Croazia: quelli di catena arrivano a una media di 760 camere (ben più modesto è il numero negli hotel indipendenti, 85), e del resto il Paese è, tra le principali destinazioni europee, quella con il tasso di penetrazione delle catene più alto, intorno al 24% (seguono la Francia con il 21% e l'Irlanda con il 20,8%). Per fare un confronto ulteriore con i competitor, molto più indietro è la Spagna che pure si trova al secondo posto: sulle coste iberiche le strutture di catena contano in media 162 camere, contro le 47 camere dell'hotellerie in generale. L'Italia si attesta sulle 110 negli hotel di catena contro le 33 camere in media del comparto. Dove crescono le catene? Nel 2017 hanno vissuto un'espansione soprattutto in Germania, dove si sono aggiunti 125 hotel, ma si evidenzia anche la Svizzera con le sue 58 new entry e l'emergente Albania, che l'anno scorso si è arricchita di cinque proprietà e ne attende almeno altre due importanti nel 2019.                                  

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