Il tour operating non si fa solo con un brand

Il caso Valtur? Un déjà vu. Dal fronte della distribuzione c’è chi ricorda il caso Cit. Difficile entrare nel merito delle dinamiche che hanno portato allo stato attuale, la gestione Bonomi avrebbe dovuto esse-re una garanzia, ma qualche cosa non ha funzionato. C’è chi analizza il caso affermando che oggi non si può avere solo un “comparto di aziende familiari, vanno bene, ma non lo possono essere in toto”, sostiene Massimo Caravita, presidente di Marsupio Group. Nel senso che nel management devono esserci anche figure esterne alla famiglia, scelta operata da alcune realtà, altrimenti, i capitali arriveranno dall’estero. Si sta parlando di aziende “con un business model e costi del personale di 30 anni fa, oggi non più gestibili”. Intendiamoci non siamo di fronte alla crisi del modello villaggio, “non è un problema di prodotto o di modello di business – precisa Caravita -, ma di investimenti di capitali. L’asticella si è alzata e ci vogliono progetti industriali.” Il manager non pensa che l’arrivo di capitali stranieri, come “Barcelò, che sta buttando un occhio in Italia”, possa essere sbagliato, ma “un progetto intorno ad un brand non basta”. Serve una “struttura che funzioni, che tenga conto dei costi e dei ricavi”, rincara Dante Colitta, direttore commerciale di Geo Travel Network. Come si deve fare tour operating oggi? “Non sono sufficienti i capitali – asserisce Ivano Zilio, presidente di Primarete -. E’ più importante avere la profonda conoscenza del settore, nuove strategie commerciali che soddisfino le richieste di mercato. Se, poi, una società prende un brand conosciuto come Valtur deve anche pensare che i servizi offerti alla clientela nel passato sono le aspettative del presente”.

Tenendo presente che i commenti delle reti sono stati raccolti entro la metà di marzo,
era difficile dire come potesse evolvere la situazione. “Vari gli scenari che potrebbero manifestarsi – afferma Adriano Apicella, a.d. di Welcome Travel -, dalla continuità temporanea sotto l’egida del giudice delegato e del commissario giudiziale, alla possibilità di acquisto da parte di un terzo, o alla cessione di tutti o parte dei contratti di gestione delle strutture in portafoglio e sembra ci siano player italiani ed esteri interessati”. Intanto, la stagione invernale è regolare, i clienti “stanno fruendo delle vacanze nelle strutture neve”, semmai l’incertezza è sull’estate.

La distribuzione ha agito, però, con prudenza e non ha preso grossi impegni. “L’anno scorso abbiamo sostenuto in maniera abbastanza massiccia le vendite con un certo numero di strutture, per il 2018 sono solo quattro”. E’ la posizione assunta da Robintur, afferma il direttore generale, Claudio Passuti.
L’atteggiamento generale vede un monitoraggio “della situazione: attualmente non ci sono state ancora cancellazioni o riprotezioni delle prenotazioni in essere. Rimaniamo in attesa di comunicazioni ufficiali dal tour operator”, afferma Diego Borrelli, direzione commerciale Gruppo Bluvacanze Milano. Poche pratiche anche per Geo Travel Network. “Qualche warning nelle adv lo abbiamo dato in tempi non sospetti – dice Colitta -, ora diamo assistenza su come affrontare le prossime settimane. Qualche riprotezione c’è stata”. Così come per Gattinoni Mondo di Vacanze, ma il numero delle riprotezioni non era così elevato da causare criticità per l'azienda, fa sapere il network.                                

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