Eliminare le tasse del trasporto  aereo per far volare il Pil

­La più diretta fonte di cash flow per Comuni e pubbliche amministrazioni, fino al ministero delle Finanze, è in realtà un potente freno allo sviluppo economico. Stiamo parlando delle tasse sul trasporto aereo:  uno studio di Pricewaterhouse Coopers (Pwc) dimostra che eliminarle, in Italia, genererebbe un incremento del Pil di 880 milioni solo nel primo anno e fino a 1,74 miliardi di euro all’anno (entro il 2030), creando 7mila500 posti di lavoro. La ricerca è stata presentata da Airlines 4 Europe, associazione con sede a Bruxelles che riunisce compagnie aeree, le quali trasportano il 70% dei passeggeri europei. “I costi dei biglietti aerei diminuiscono drasticamente, nell’ultimo decennio del 50% secondo i nostri vettori – argomenta il managing director di A4E, Thomas Reynaert -. E’ merito del cielo unico europeo se le tariffe sono a vantaggio dei consumatori. Le tasse, al contrario, sono raddoppiate passando da 6 a 14 euro mediamente per biglietto”. L’impegno dell’associazione è fare capire ai governi che abolendo o dimez- zando le fee come, ad esempio, l’addizionale comunale che per Roma vale 7,50 euro mentre per gli altri scali italiani 6,50, una serie di settori economici ne trarrebbe vantaggio. I benefici delle riduzioni fiscali potrebbero avere un impatto anche sull’agricoltura e nel manifatturiero, non solo nei trasporti, spiega l’analisi.

Sei miliardi di tasse in un anno
Nel 2017, in Europa, l’ammontare complessivo delle tasse ‘governative’ sul trasporto aereo è stato di sei miliardi, in Italia 600 milioni l’anno, molto di più della Francia con 200 milioni e al di sotto del Regno Unito che svetta con un gettito da 3,6 miliardi. “Non si deve pensare che ne beneficino i ministeri delle Finanze – continua Reynaert -: in Irlanda, dove sono state abolite nel 2014, i passeggeri sono saliti da 23 milioni a 32 due anni dopo”. Anche in Italia, si è evitato di au- mentare di due euro e mezzo l’addizionale comunale nel 2016 “grazie alla nostra collaborazione con Ibar”. L’Olanda le ha abolite nel 2008 dopo avere calcolato costi economici per 1,3 miliardi, mentre la Svezia conta di farlo quest’anno. “Secondo i nostri calcoli, nel 2006 la composizione del biglietto era per il 90% la tariffa tout-court, valore che oggi è del 79% con tasse che pesano per il 6% e i costi aeroportuali per il 15% – osserva Luciano Neri, segretario generale di Ibar –. Questi ultimi sono particolarmente gravosi e non abbiamo un organismo indipendente che li valuti. Se i vettori, infatti, operano in piena liberalizzazione di mercato, gli aeroporti godono di un completo monopolio gestionale. Quest’anno Iata stima che voleranno 4 miliardi di persone, una crescita esponenziale: ogni anno sono 200 milioni in più, tanti quanto una nazione come il Brasile. La preoccupazione dell’industria è che i costi non siano sostenibili”. I diritti per l’accesso alle infrastrutture ammontano a circa 33 euro sul biglietto.
Lo studio di Pwc prosegue con diversi altri dati: la completa abolizione delle tasse aeree dal 2018 porterebbe entro il 2020 uno sviluppo per 480 milioni al settore dell’aviazione, sempre nel Belpaese, con 8,7 milioni di turisti in più e un giro d’affari del comparto turistico per 2,5 miliardi di euro nei prossimi due anni. Considerando l’Europa intera, si potrebbe contare su 45 milioni di arrivi aggiuntivi.        

 

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