L’Italia al centro degli investimenti  immobiliari turistici

Un'Italia al centro di molti investimenti nell'immobiliare turistico porta gli esperti del settore a riflettere sulle ragioni dell'attenzione di questi anni di boom e a raccomandarsi di "non disperdere i vantaggi creatisi dal fortunato contesto", esordisce Michael Widman, presidente di Pkf International, durante Tourism Investment a Milano. "Il Belpaese sta indubbiamente ricevendo l'attenzione che merita, dopo avere impiegato troppo tempo per diventare un mercato di investimenti solido nel real estate suscitando l'interesse degli investitori internazionali – argomenta -. Due cose sono cambiate e hanno favorito questo schema: il know how e i cambiamenti in Europa dove la Brexit incide. Oggi l'ordine della classifica vede Portogallo, Spagna, Italia e Grecia sul podio. Cerchiamo di non disperdere questi vantaggi, a cominciare da un governo 'prevedibile'". In un'Europa che rappresenta un terzo degli investimenti immobiliari turistici del mondo, l'Italia è un mercato sottodimensionato. Potrebbe attrarre molti più capitali. Lo ha spiegato Tom Leahy di Real capital analytics: "La Spagna ha attratto 4 miliardi nel 2017, l'Italia tre miliardi nell'ultimo triennio – osserva -, ma non c'è recupero dei prezzi come invece accade in Spagna. Ci aspettiamo ulteriori investimenti nell'immediato futuro, soprattutto nel lusso". Rispetto al Regno Unito, che rappresenta il confronto europeo più importante nel segmento degli asset di grande valore, l'analista spiega che il Belpaese ha visto allocare qui il 70% delle risorse contro il 40% degli inglesi. Nel triennio 2015/17, la media del prezzo pagato per "singola chiave" rasenta i 400mila euro in Italia, al pari di Uk, ampiamente superato dalla Francia. Con casi eccezionali come Palazzo Gritti a Venezia dove si è battuto il record di 1,28 milioni per chiave e per il St. Regis a Roma dei 700mila euro. Nel periodo analizzato, i dieci principali investitori in Italia sono Jaidah holdings, Marseglia Group, Walton street capital, Benson Elliot, Algonquin, il gruppo Unipol, la Qatar Investment authority, Starhotels, Serenissima (unica azienda a non avere investito nel lusso) e Bnp Paribas. L'orizzonte è di ampliamento dei capitali nel 2018, con una Spagna come terzo mercato globale nell'immobiliare alberghiero e l'Italia sesta, conclude la ricerca di Real capital analytics

Design evaluation
Da parte delle catene questo concentrato di attenzioni viene visto come un segnale ovviamente molto positivo, che le stimola a innovare brand e strutture, grazie anche alla ventata di incentivi tax credit. “Il contesto italiano doveva essere rinnovato ed è ciò che abbiamo spinto con un piano di interventi di cinque anni: ciascun hotel deve rispettare i criteri di design evaluation per rimanere affiliato – spiega Giovanna Manzi, ceo di Best Western Italia -: il cliente è disposto a pagare di più se offriamo qualità. L’Adr, infatti, aumenta dal 20 al 35% laddove il processo di rinnovamento della struttura è completato. Di 170 alberghi italiani, 80 stanno portando avanti il programma, abbiamo un team di architetti che li segue. L’obiettivo è alzare il livello degli affiliati, non solo nel Belpaese”. Per Federalberghi il trend ottimistico è confermato da un sondaggio che rivela come “il 60% degli albergatori prevede investimenti nei prossimi 12 mesi e il 14% l’apertura di una nuova struttura – rivela il d.g. Alessandro Nucara -. Il tax credit ha dato 120 milioni in tre anni a 5mila progettini, ora ne abbiamo altri 240 (milioni), ma chiediamo di accompagnare gli investimenti con altre manovre”. Nucara invoca di mettere mano all’Imu e ritiene il tema Condhotel incentivo per gli albergatori, per nuovi introiti e rinnovamento. Incalza Giorgio Palmucci, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi: “Se il turismo vuole arrivare al 20% del Pil occorre semplificare la vita agli albergatori: la rinnovata attenzione politica, da parte di partiti che non si erano mai interessati al turismo può essere un segnale. Ci sono molte cose che si possono fare: certamente l’Imu, che non ha senso pagare sulle parti comuni quando sono le camere che producono reddito. Vacanze scolastiche, aeroporti e collegamenti aerei sono altri aspetti da migliorare. Finché non avremo voli sufficienti come hanno le Baleari non raggiungeremo gli obiettivi che da tanto tempo ci poniamo”. Ma la revenche di Magda Antonioli, direttrice del Master in Turismo della Bocconi, è già in atto: “In Italia sono aumentati i turisti dai Paesi ad alta spesa e gli ingressi nei musei sono in crescita se consideriamo i metri quadrati delle strutture e non ci paragoniamo erroneamente a poli immensi – conclude -. Abbiamo molti indicatori positivi, purtroppo le infrastrutture restano vergogne nazionali. Possiamo ampliare la visione osservando la domanda, la quale cambia: non è più solo sull’investimento alberghiero, ma sul territorio. La preoccupazione finanziaria non c’è più, perciò mi sentirei di attirare una sensibilità sull’ambiente, per riqualificare l’immobiliare in un modo nuovo, quello dell’economia circolare (un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo, ndr)”.            
 

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