Adv e vettori: cosa cambia nella politica degli Adm

Adm, acronimo che sta per Agency debit memo. Dovrebbe essere usato per la correzione delle tariffe aeree di base, invece, ora viene emesso per ogni aspetto che riguarda le attività tra compagnie aeree e adv accreditata.

Adesso sono cambiate alcune cose, in particolare da un anno a questa parte se l'adv contesta un Adm, "di cui può avere o meno prove di correttezza, se prima apponeva resistenza e aveva la facoltà di toglierlo dal pagamento del Bsp, ora non lo può più fare e lo deve pagare", fa presente Ernesto Mazzi, presidente di Fiavet Lazio. Certo, i 14 giorni di latenza degli Adm esistono sempre, ciò che è successo è che da un anno "si è affievolito il modo di disputare gli Adm da parte delle adv Iata verso i vettori".

C'è da considerare poi che ci sono diversi tipi di sanzioni e che sono a discrezione del vettore, c'è chi pone il 10% del valore dell'infrazione, chi addebita 20 euro, "in pratica è sempre più costoso sbagliare e soprattutto è un rapporto unilaterale dove il vettore sostiene per lo più di avere sempre ragione – sottolinea Mazzi -, bisogna anche considerare il time-working, cioè il tempo che ogni correzione del biglietto richiede". 

Mazzi la definisce una "battaglia vecchia", che ha visto "un buon lavoro fatto in passato, con la regolamentazione degli Adm che è stata in qualche modo arginata. Ora – fa presente il manager – torna ad essere di attualità". A maggior ragione alla luce della nuova politica di Adm messa in atto da British Airways con il debit memo del 5% in caso di utilizzo delle carte di pagamento e di credito aziendali per l’acquisto della biglietteria Iata, di cui si sta parlando in questi ultimi giorni. E che ha visto cinque associazioni di categoria (Astoi, Aidit, Assoviaggi, Fiavet, Fto) fare squadra ed istituire un tavolo di confronto per verificare le possibili azioni da avviare nei confronti del vettore. 

E' questa, secondo Mazzi, una delle espressioni "della volontà di disintermediare", che resta difficile da comprendere, visto che il range di utilizzo delle compagnie aree del canale trade va "dal 30 al 70%, pertanto non è che contiamo poco nei modelli di business dei vettori", commenta Mazzi. s.v.

 

 

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