Un grand hotel nella nuova capitale

Il Grand Hotel Djibloho, in Guinea Equatoriale, è uno degli alberghi più lussuosi e più grandi di tutto il continente africano. Sorge nell'area sulla quale si sta costruendo la nuova capitale Oyala, situata in terraferma (a differenza dell'attuale capitale Malabo, posta sull'isola di Bioko), nella regione dalla quale proviene la famiglia del presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo. L'hotel è diretto da un italiano di lunga esperienza, Vicenzo Presti, attraverso la sua società Luxury hotels management, alla quale appartiene anche il My City Hotel di Tallin, in Estonia. Presti ha un passato importante come amministratore delegato di Domina Vacanze e come fondatore di Ora Hotels. E' un propugnatore della formula del management per la gestione alberghiera; un contratto non ancora molto diffuso, nel quale il rischio d'impresa rimane in capo alla proprietà dei muri, mentre alla gestione viene riconosciuto un corrispettivo fisso e variabile.
E' con questa formula che Presti gestisce il Djibloho, di proprietà del governo, che ha caratteristiche del tutto speciali: perché è la prima struttura operativa della nuova capitale, per la quale ha un fondamentale ruolo di infrastruttura d'accoglienza. Si tratta di un edificio imponente, con 175mila metri quadrati coperti, 452 camere e suite, un appartamento presidenziale da 2000 metri quadrati, un salone d'ingresso alto 38 metri, con una parte architettonicamente ispirata al Guggenheim di New York; e poi cinque ristoranti, palestra, spa, discoteca, sale congressi e auditorium. Anche una clinica con due sale operatorie, che sarà dedicata alla chirurgia estetica. Nell'immenso terreno che circonda l'albergo, 200 ettari sottratti alla foresta, ci sono anche 52 ville e un campo da golf da 18 buche, che lambisce un fiume e la giungla. Progetto e costruzione sono stati realizzati da un'impresa italiana, la Piccini di Perugia, che per fornire il cantiere ha anche aperto in loco una fabbrica di prefabbricati. L'investimento è stato enorme, oltre 350 milioni di euro. Per ora l'albergo ospita manager, politici, qualche turista, in attesa di essere valorizzato appieno al completamento della città. Quest'ultima, il cui traguardo era previsto per il 2020, sta facendo i conti con un ritardo imprecisabile, dovuto al calo del prezzo del petrolio che negli ultimi anni ha ridotto le entrate statali. Oggi è una rete di strade ampie, immaginate per almeno 200mila persone; sono completati due grattacieli in vetro in stile Dubai, un edificio governativo, un'università americana pronta all'uso, una scuola tecnica già operativa. Il resto è fatto di immensi sbancamenti di terra rossa argillosa, mentre negli anni scorsi è stata completata un'immane opera di disboscamento. Djibloho ha oggi, dunque, la funzione di un presidio, lussuoso e perfetto, in attesa di un futuro che verrà. Così nel 2017 per nove mesi nell'albergo sono state trasferite tutte le attività di governo, e il Paese è stato diretto dalle riunioni ospitate in queste sale; oltre 100 camere e alcune ville sono state messe a disposizione di ministri, sottosegretari e personale amministrativo.
Qui, nell'immenso auditorium da 1.200 posti, si sono svolte riunioni ufficiali con i capi di Stato africani, giunti quasi a battezzare il ruolo di capitale che assumerà Oya. L'albergo è a 20 chilometri dall'aeroporto di Mongomeyen, collegato da un'autostrada nuova e impeccabile. Il turista da qui può spingersi in visite della foresta, raggiungere Mongomo per scoprire una moderna cattedrale ispirata a San Pietro e caratterizzata da un porticato sostenuto da 450 colonne, o farsi accompagnare in qualche villaggio autoctono, per assistere a riti tribali come la danza della pioggia o la ricerca di monete nella terra. Forse seppellite il giorno prima: ma che importa? 

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