Un’immersione nei segreti di civiltà intatte

La Guinea Equatoriale è uno dei più piccoli Stati africani, il meno popolato, il più ricco. Nel 1996 al largo dell'isola di Bioko, dove sorge la capitale Malabo, sono stati scoperti ingenti giacimenti di petrolio che hanno permesso massicci interventi nell'ammodernamento del Paese e nella costruzione di infrastrutture. Gli abitanti sono circa un milione, di cui un terzo all'estero. Venire qui da turisti fa sentire a pieno titolo pionieri, e mette in un rapporto intimo con la splendida natura tropicale: la foresta è spessa, profonda, opulenta, misteriosa. Al suo interno i segreti di civiltà ancora intatte. E' l'incontro di due mondi: quello civilizzato della rete autostradale, della fibra ottica, degli elettrodotti; e quello degli animali, dei fiumi scuri e limacciosi, della vita nascosta e, forse, sconosciuta e non censita. La foresta è un tripudio di felci, di palme, di banani, di bambù, di tante specie a noi sconosciute, tutto gigantesco, sovrastato dall'immensa austerità della ceiba, il simbolo nazionale; ed è madre, fonte di vita e di cibo: ai margini dell'asfalto si vendono banane, istrici, pangolini, strani toponi macabramente appesi a un ramo, il cui sapore, dicono, è simile a quello di un coniglio.
In Guinea Equatoriale – da non confondere con la Repubblica di Guinea o con la Guinea Bissau, anch'esse nell'area centrafricana – si arriva dall'Europa con Lufthansa o Air France, oppure facendo scalo ad Addis Abeba, con Ethiopian Airlines. La differenza di orario è di un'ora soltanto.
Per ottenere il visto, caso forse unico al mondo, è richiesto il certificato penale: “Ma le procedure sono in via di semplificazione”, rivela Vincenzo Presti, manager albeghiero italiano oggi consulente del governo per lo sviluppo turistico. E' lui a illustrare le bellezze di luoghi vergini, inaspettati e pieni di fascino, nei quali non è difficile immaginare la creazione di strutture di accoglienza che rispettino l'ambiente e che diano al viaggiatore il privilegio di vedere qualcosa di mai visto prima.

I flussi di visitatori
I turisti sono ancora pochi – dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Francia, dalla Spagna – e la prova la si ha nei mercati: nemmeno un souvenir, segno che non c'è richiesta. Invece frutta, verdura, cocco, galline, pesce fresco e secco sono esposti in abbondanza; la fame non esiste. Ci sono anche, come in tutto il terzo mondo, i bazar dominati dai colori dei secchi e dei catini di plastica. Sono tanti – vera curiosità – i negozi cinesi, tutti utensili e cianfrusaglie, simili a quelli del resto del mondo: perché i cinesi, impegnati qui nella costruzione di strade, porti ed edifici, si portano appresso il proprio know how nel commercio minuto.
Qui si parla spagnolo, unico caso in Africa, perché per due secoli il Paese è stato una colonia di Madrid. Sarà la lingua, saranno le tinte pastello di tante casette basse coi tetti di lamiera, sarà il colore degli abitanti, sarà il fatto che oltre il 90% è cattolico e condivide quindi i nostri valori, saranno i cieli sorprendenti e sempre affollati di nubi pittoresche, saranno gli acquazzoni improvvisi e massicci: sarà tutto questo, ma è facile sentirsi ai Caraibi, anche per la simpatia della gente, che emana un istintivo senso di ospitalità.
Dal punto di vista geografico la Guinea Equatoriale è un po' strana. La capitale Malabo, 250mila abitanti, sorge sull'isola di Bioko, ed è dominata dal profilo di un vulcano spento; il resto del Paese è in terraferma, ma in un territorio lontano 45 minuti di volo, la cui principale città è Bata, di pari grandezza, caratterizzata da un bel lungomare e da un edificio a forma di Sputnik donato proprio dai cinesi, che di notte viene illuminato di rosso.
Da Bata si raggiunge via mare il luogo turisticamente più bello e promettente: l'isola di Corisco. La traversata è notturna, su un traghetto che trasporta una dozzina di camion pieni di pietre da utilizzare per la costruzione delle banchine del porto: assistere all'alba da quell'imbarcazione ruvida e industriale è un'emozione indimenticabile. Corisco – 150 abitanti – ha vegetazione folta e una spiaggia bianchissima paragonabile a quelle delle Maldive. Vi sorge un bell'albergo 4 stelle per ora gestito dalla società francese che lo ha costruito, mentre un cantiere cinese sta realizzando un centinaio di lussuose ville in legno. Corisco è già dotata di una pista di atterraggio, costruita da imprese italiane, capace di accogliere i grandi charter intercontinentali: quello che qui non manca è l'attitudine a immaginare un futuro di turismo di buon livello, ben organizzato, proveniente da tutto il mondo. 

 

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