La sfida delle destinazioni balneari: “Ripensarsi come poli turistici”

E' statga una seconda giornata di lavoro intenso, ieri, per i partecipanti al “G20 delle Spiagge italiane (G20s)”, che si conclude oggi a Bibione. 260 partecipanti tra sindaci, assessori regionali, tecnici, studiosi, operatori del settore e decision maker, si sono confrontati in 16 tavoli tematici raggruppati per 6 macroargomenti: Gestione ambientale; Finanziamenti e risorse; Gestione delle spiagge; Prodotti e scenari futuri; Servizi; Management delle destinazioni balneari. “Sono molto soddisfatto – sottolinea il sindaco di San Michele al Tagliamento, Pasqualino Codognotto – sia perché hanno partecipato oltre 500 persone sia per il livello qualitativo delle consultazioni. I lavori ai tavoli tecnici si stanno svolgendo all'insegna della competenza e della massima collaborazione e siamo convinti che questa analisi condivisa possa rappresentare un'opportunità straordinaria per definire concretamente lo sviluppo turistico dei nostri territori”.

“Negli ultimi decenni il turista si è evoluto, non chiede più solo i servizi in spiaggia, vuole vivere esperienze, fare attività, scoprire l'arte e la cultura di un luogo – sottolinea l'avvocato e docente Bruno Barel, tra gli esperti invitati al G20 –. Ecco perché le destinazioni balneari si trovano davanti a una grande sfida: la transizione delle vecchie località verso sistemi turistici di nuova generazione. Per centrare l'obiettivo devono ripensarsi come poli turistici, reinterpretando la città e facendo sinergia con le altre risorse del territorio”.

Particolare attenzione è stata riservata al tema dei servizi pubblici, in particolare a quelli relativi alla sanità, alla gestione dell'acqua, alla gestione dei rifiuti e alla sicurezza. L'accento è andato sul problema della pressione turistica. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le spiagge italiane sono rappresentate da piccoli comuni, spesso con meno di 20mila abitanti, che però registrano ogni anno oltre 60 milioni di turisti. I numeri più importanti del turismo italiano, insomma, continuano a poggiare sui piccoli comuni costieri, che pur essendo appena il 13%, nel 2016 hanno contribuito per quasi il 53% al totale delle presenze registrate a livello nazionale.

“Si tratta, quindi, di rivedere l’attuale business model – osserva il docente dell'Università Ca' Foscari di Venezia, Jan Van der Borg, anche lui tra gli esperti invitati al summit –, spostando l’attenzione dalla quantità alla qualità e di orientare l’azione di programmazione verso processi che includano, nella politica turistica, obiettivi non solo connessi alla valorizzazione e alla promozione, ma anche alla tutela, puntando su interventi in grado di mettere a “sistema” tutte le risorse umane, materiali e immateriali disponibili, su modelli di gestione unitaria e integrata del patrimonio culturale, turistico e ambientale di un territorio, e comunque tenendo conto della capacità di carico delle destinazioni ricche di risorse”.

 

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