Jenkins, Etoa: “La direttiva pacchetti? Creata per i politici, non per i consumatori”

Due anni di investimento per l'Etoa (European Tour Operators Association) hanno portato ad un notevole sviluppo ed ora l'ente conta più di mille membri, di cui oltre un centinaio (10% sul totale) italiani. Una bella rappresentatività per il nostro Paese che, come ci conferma il ceo Tom Jenkins, continua ad essere una destinazione molto apprezzata, in particolare per i turisti provenienti dai mercati lontani.

Il problema oggi è però un altro: "Con la Brexit – dichiara Jenkins – non temiamo tanto l'introduzione di visti che, a mio parere, non ci sarà, ma la burocrazia connessa all'ingresso dei turisti Uk che dovranno seguire, per l'immigrazione, una corsia non Ue". Jenkins spiega che è già stato stimato che questa procedura allungherà i tempi di 90 secondi a passeggero. "Per comprendere il fenomeno bisogna immaginare quando ci sono 200 o più persone da gestire. I Paesi europei dovranno attrezzarsi con più personale per evitare le code. Ci aspettiamo una decisione a livello Ue per comprendere meglio l'impatto".

Tra le problematiche ricorrenti che riguardano l'incoming gestito dall'Italia torna come sempre quello dei bus turistici a Roma. "La capitale italiana – riconosce Jenkins – è sicuramente molto congestionata, ma non è una soluzione 'bloccare' i pullman dei turisti. Attualmente – e illogicamente – il solo mezzo che i turisti americani o giapponesi hanno per girare in città è rappresentato dai taxi, con i conseguenti disguidi a livello di traffico e di inquinamento". L'Italia, secondo Jenkins, deve superare problemi legati alla logistica, ma per il resto "a livello di qualità e varietà d'offerta non ha nulla da invidiare ad altre destinazioni".

Sulla direttiva pacchetti, il suo giudizio è netto: "Non è stata creata per salvaguardare i consumatori, ma serve ai politici per garantirsi visibilità". Il ceo di Etoa è infatti convinto che le regole già ci siano e che i clienti siano sufficientemente garantiti e liberi di fare le proprie scelte. Quanto al fatto che ora anche le Ota dovranno adeguarsi alla norma, spiega che "in realtà non vale per i metasearch". l.d.

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