Settemari e Jump, divisione netta

Un’organizzazione più ampia e un’innovazione tecnologica intensa anche se “sotterranea”. Sono le direttrici di Settemari. A spiegarle a Gv è il suo amministratore delegato, Ezio Birondi.

Abbiamo assistito a due nuovi ingressi nell’area prodotto e nei gruppi, e si parla di una più estesa riorganizzazione. “Tutto nasce da una necessità concreta – dichiara Birondi -. I numeri del 2018 sono rosei, siamo cresciuti del 20% nei ricavi e abbiamo quasi quadruplicato la marginalità dell’anno prima”.

La scelta del pm per l’Egitto e la Tunisia è legata a destinazioni in forte ripresa, che il t.o, in quanto aree storiche, vuole continuare a presidiare. La nomina ai gruppi, poi, “risponde all’esigenza di essere presenti su un segmento di mercato che ha registrato una crescita di fatturato, una figura di responsabile gruppi che non serve soltanto a coprire le spalle ma porta ad una ottimizzazione dei riempimenti”.

Una migliore organizzazione interna e più tecnologia, a detta del manager, portano a migliori risultati in termini di marginalità. 

Interpellato sull’iniziativa “porte aperte” legata al concetto di prezzo finito, Birondi spiega che “quest’anno l’evoluzione del pensiero porta a distinguere in termini meritocratici. Chi in un anno ha dato una mano concreta e ha assicurato fatturato, continua a non avere l’adeguamento. Paga chi, invece, ha mantenuto un atteggiamento “opportunista”. “Le porte – aggiunge – continuano ad essere aperte e in qualsiasi momento si può entrare a far parte delle agenzie partner (il 60% delle adv lavora con il t.o. in modo continuativo e un 40% lo fa meno ma ha numeri comunque interessanti, ndr)”.

“E’ inutile irrigidirsi con cluster, bisogna ragionare in base allo share che ogni agenzia può darci, con una personalizzazione del rapporto commerciale sempre più diretta”, avverte.

Le migliorie nei sistemi informativi, intanto, danno alle agenzie la possibilità di prenotare anche solo il land senza il volo per i club, altro aspetto riguarda poi l’ottimizzazione dei processi interni. Per Condor, ormai ribattezzato Jump, il focus è “in dirittura d’arrivo” e Birondi lo illustrerà nell’arco di qualche giorno.

Sul riscontro del nuovo brand, “le premesse sono molto confortanti in termini di attesa e anche in termini di prodotto, perché andrà a presidiare un’esigenza reale, sarà un marchio fortemente dinamico, grazie ad una tipologia di prodotto generalista che risponde a nuove esigenze di vacanza”. Non si tratterà di semplici bed bank, “stiamo parlando di un prodotto a connotazione turistica, senza però le caratteristiche del prodotto statico del club”.

L’estate per Settemari si giocherà su un campo ampio: “Abbiamo comprato più prodotto, raddoppiando a Palma, Ibiza, Zanzibar, Marsa Alam, abbiamo aperto Djerba, Marsa Matrouh con un club da 150 camere”. La divisione sarà netta: “Jump diventerà il generalista, mentre in casa Settemari ci sarà posto solo per i Club”. Per la linea delle gestioni dirette, ai classici Santo Stefano e Twiga, si aggiungeranno presto 2 o 3 novità. “Dal prossimo anno saremo presenti anche a Zanzibar – conclude Birondi – dove stiamo costruendo un villaggio”. l.d.

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