Gli hotel verso il consolidamento

Cresce il numero di alberghi di catena, si consolida il settore, con più strutture in mano a meno player e si assiste ad un buon movimento di gruppi italiani. Queste alcune delle indicazioni emerse dal report 2019 di Horwath, la società di consulenza specializzata nel settore hôtellerie. Nel 2018 il numero di alberghi di catena ha raggiunto quota 1.600 unità (+6,5% rispetto al 2017) per un totale di circa 172mila camere (+4,7%), pari al 15,8% dell’offerta totale e la crescita dei gruppi made in Italy risulta più veloce di quella degli internazionali: nel lungo periodo, dal 2013, gli hotel di catene italiane sono cresciuti del 28% contro un 8% degli internazionali.

L’impegno
“Noi albergatori continueremo a lavorare dando il massimo attraverso le nostre qualità, la nostra passione e capacità di accoglienza”. Così ha commentato i dati Giorgio Palmucci,  presidente di Confindustria Alberghi. “Assistiamo ad una continua e rapida trasformazione del settore – ha proseguito il presidente – sia sul fronte dei mercati di origine, sia per le motivazioni che spingono i clienti a muoversi. Gli operatori del settore devono essere innovativi e attenti. Nel 2018 potremmo assistere ad un calo di investimenti, ma avviene dopo un 2017 che ha visto operazioni dal valore elevato. Mi preme sottolineare che anche da parte di investitori italiani si assiste ad un clima di fiducia, non soltanto dal fronte straniero”.

Il sostegno di Cdp
Alessandro Belli, head of tourism real estate di Cdp Investimenti Sgr, ha sottolineato il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti: “E’ necessario che Cdp intervenga per lo sviluppo del Paese e per dare redditività all’investimento, che deve necessariamente remunerare gli investitori e il risparmio postale. Abbiamo – ha precisato – obiettivi morali da assolvere”. Due le linee d’azione di Cdp: investire nelle aziende per supportarne la crescita, e sul fronte immobiliare agire attraverso il fondo Fit, “uno strumento che ha permesso di rilevare 6 resort e un settimo è in arrivo. Di queste operazioni può beneficiare il territorio e la figura centrale è quella dei gestori”, ha annunciato.
“Noi dobbiamo strutturare partnership con i gestori – ha proseguito Belli – quelli che vogliono competere sul mercato. Interagiamo con tanti piccoli operatori e dobbiamo concentrarci su poche operazioni, con l’obiettivo di sviluppo del Paese, ma deve essere una relazione duratura nel tempo e deve riguardare operazioni ben strutturate e sostenibili”.

La tendenza
Diminuiscono gli hotel di categoria economica, aumentano quelli di categoria superiore e crescono le dimensioni delle camere, passate da una media di 28 a 33. Queste alcune considerazioni di Zoran Bacic, senior partner e managing director di Horwath Htl, illustrando la sesta edizione di Hotels & Chains in Italy 2019. L’Italia si sta così avvicinando a livello prospettico verso profili dimensionali e di categoria allineati ai best competitor, segnando un passaggio da una fase artigianale a industriale. “Occorrono provvedimenti – ha rimarcato Bacic – che incentivino queste aggregazioni e dimensionamenti. Dal prossimo anno estenderemo la ricerca ad aspetti analitici dell’attività alberghiera, con aspetti di carattere strutturale e dimensionale”.

La penetrazione delle catene
Giorgio Ribaudo, author di Horwath Htl, entrando nel merito delle cifre ha sottolineato: “La penetrazione delle catene in numero di camere è del 16%, con una crescita di 280 unità (dal 2013), 8% è il tasso di crescita delle camere luxury e il 5% è la quota di hotel di catena che hanno un management contract, con Roma in prima linea con 20.800 camere di catena in tutto”. Nel 2018 sono entrati  4 nuovi brand stranieri, “ma la curva di nascita di nuovi marchi si esaurirà un po’ nei prossimi anni”, ha aggiunto Ribaudo. Sono 15.700 le camere previste in pipeline nel prossimo triennio e Starhotels si staglia come la catena italiana con il fatturato più alto nel 2017. I ricavi totali dei primi 10 gruppi italiani raggiungeranno il miliardo di euro nel 2020. Per completare il quadro, il report spiega che “in Italia abbiamo il 66% del portafoglio di catena italiano contro il 33% composto da marchi internazionali gestiti da gruppi italiani. La penetrazione delle catene alberghiere in Italia non è bassa, per camere è del 16% e per gli hotel 1 su 2 nei 5 stelle è di catena. Nell’economy si registra la più grande crescita da parte di operatori internazionali (+34,7%). Le regioni più cresciute sono Sardegna, Salento, Sicilia, Lombardia”. Infine, i principali cluster dove si aggrega la maggior parte delle camere vede il franchising ancora come “uno straniero, con una limitata presenza, con 334 contratti di cui 240 americani. I gruppi italiani hanno solo 8 hotel in franchising, la proprietà è il modello principale, ma la quota è in diminuzione a favore della locazione e dell’affitto”. Da qui al 2022 Roma, Milano, Venezia, Firenze resteranno le 4 destinazioni più gettonate.         .

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