Blockchain, perché funziona nel rapporto tra agente e cliente

Circa 60mila ricerche su Google Italia e 1.200.000 nel mondo per la parola “blockchain” nel solo mese di marzo. Oltre 9 miliardi di dollari, più di sette miliardi e 900mila euro, spesi annualmente in progetti blockchain entro il 2021 secondo un recente rapporto Cisco. E un potenziale per “contenere” fino al 10% del Pil mondiale. Il che significa che migliaia di miliardi di dollari di valore potrebbero essere archiviati su blockchain entro il 2027. Insomma, a leggere questi numeri, sembra che la catena di blocchi ricoprirà a breve un ruolo sempre più importante nel ciclo di vita di molte e differenti industry, anche in quella turistica. “Per questo, sarà dunque fondamentale agevolare lo sviluppo di una blockchain specializzata nel comparto, per permettere la tracciabilità tra i diversi operatori del settore, su merci e passeggeri”, ha affermato Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano. “Grazie alla catena di blocchi si potrà così garantire una ottimizzazione dei sistemi di interoperabilità, migliorando costantemente il dialogo all’interno dei singoli ecosistemi e tra un ecosistema e l’altro dell’industria dei viaggi, a vantaggio di una esperienza migliore e senza ostacoli per il viaggiatore”. A partire, ad esempio, dal fattore sicurezza durante le diverse fasi del viaggio. L’utilizzo della tecnologia blockchain permette infatti la creazione di un database digitale condiviso in grado di salvare e verificare le informazioni dei passeggeri in transito, riducendo così il tempo di attesa per la verifica da parte, ad esempio, di strutture alberghiere o aeroporti in fase di check in. “Attraverso un controllo consapevole delle informazioni, si potrà assicurare la massima interoperabilità di dati tra i diversi sistemi. Non solo, garantendo la completa tracciabilità del viaggiatore la blockchain porterà sempre più vantaggi ai sistemi di sicurezza e identificazione, elementi chiave nell’industria dei viaggi. Senza contare i benefici nella gestione delle transazioni finanzia-rie: dallo sviluppo di servizi accessori come smart contract che permettono, ad esempio, di fornire un indennizzo automatico sul conto del cliente in caso di un ritardo aereo, alla possibilità di sviluppare sistemi di compensazione tra gli attori”.

Trasparenza significa fiducia
E se la blockchain promette la diffusione di valore aggiunto e benefici in termini di sicurezza e trasparenza, l’utilizzo nel turismo potrebbe modificare il tradizionale rapporto tra domanda e offerta, tra agente e cliente. E non in termini negativi. Secondo Liscia, infatti, nonostante questa tecnologia intervenga nel processo di gestione dei dati, in uno stadio che non impatta direttamente sul ruolo dell’agente di viaggio e sul suo rapporto con il cliente finale, “è possibile però immaginare che una gestione più limpida delle informazioni non farà che accrescere il livello di fiducia del viaggiatore nei confronti dell’agenzia, con effetti positivi per entrambe le parti”. Ma allora se la blockchain non intaccherà considerevolmente il processo di disintermediazione tra le parti, quali soggetti potrebbero temere la sua diffusione, sia nello scambio di informazioni prima che nell'uso delle cripto valute? “La blockchain non comporta alcun rischio di impatto negativo sulle professioni o sulle competenze; si tratta di una tecnologia che permette la scrittura e la tracciabilità di un percorso: sta dietro ai processi, di conseguenza è meno impattante a un livello più superficiale. Più che dei rischi o dei timori, è necessario focalizzarsi sui vantaggi che può portare, lavorando sui limiti che a oggi ne stanno rendendo difficile la diffusione, a partire dalla scarsità di risorse a disposizione, alla mancanza di competenze fino alla conseguente incapacità nella valutazione dei benefici attesi”, ha concluso Liscia. Nel frattempo, è di qualche settimana fa la notizia che la Commissione europea ha lanciato la New international association of trusted blockchain applications (Inatba), a cui hanno aderito circa cento tra imprese e organizzazioni internazionali. L’obiettivo è di creare una cornice di governance globale per questa tecnologia, mettendo in primo piano i temi della tracciabilità e della protezione dei dati. A promuovere l’iniziativa Mariya Gabriel, commissario europeo per l’economia e le società digitali, e Roberto Viola direttore generale della comunicazione, network, content and technology della European Commission. E sono entrati a farne parte anche Intesa Sanpaolo, la Banca Mondiale, l’Ocse, la Banca europea per gli investimenti e la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La nascita di un’entità chiamata alla regolamentazione è un punto di svolta nello sviluppo dei sistemi blockchain.                         

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