Il Kenya ha ripreso a correre

Il Kenya vuole lasciarsi defin-tivamente alle spalle la nomea di Paese “a rischio sicurezza”, un’etichetta che gli è stata affibbiata negli anni a causa di frequenti agitazioni sociali interne, alcune sfociate in veri propri attacchi di stampo terroristico. E lo fa puntando su quelle che oggi il Paese considera vere e proprie leve per spingere l’arrivo di flussi turistici e di investimenti internazionali. Ovvero, stabilità politica, iniziative per la sicurezza sul territorio e soprattutto rafforzamento dei collegamenti aerei, sia con Stati Uniti che con l’Europa. Perché il turismo rappresenta un driver fondamentale per proseguire quello sviluppo economico, che il Kenya ha già da qualche anno iniziato a programmare.

I dati turistici
Secondo il Ministry of Tourism and Wildlife, la performance del Kenya per l'anno 2018 ha visto infatti un sostanziale miglioramento rispetto all’anno precedente, sia per arrivi che per prestazioni e guadagni del turismo domestico. Sono diversi i fattori che hanno determinato questa situazione positiva, primo tra tutti la stabilità politica del Paese e una migliorata situazione di sicurezza sul territorio. Inoltre, i flussi sono stati favoriti anche da un potenziamento dei collegamenti aerei da e per il Jomo Kenyatta International airport con, ad esempio, voli diretti da Nairobi a New York, mentre Air France è tornata ad operare con tre frequenze a settimana. Non mancano i charter di Tui Fly da Olanda e Belgio e il collegamento Qatar Airways Doha – Mombasa.
Anche una rinnovata fiducia da parte degli investitori stranieri ha favorito in qualche modo l’andamento positivo del turismo in Kenya, che oggi conta oltre 60 strutture di brand internazionali. E quello dell’ospitalità è un settore destinato a crescere anche grazie alla diffusione della sharing economy nel Paese. Secondo, infatti, un rapporto di Airbnb, dal momento in cui questa tipologia di business è entrata in Africa, sono stati circa 3,5 milioni gli ospiti arrivati grazie alle inserzioni online e in particolare in Kenya gli arrivi degli ospiti sono aumentati del 68%. Un risultato che si deve anche alla pianificazione di campagne di comunicazione e di marketing digitali a livello globale su cui il Paese e il governo stanno ultimamente puntando.
Snocciolando un po’ di numeri sui flussi, secondo il World Travel & Tourism Council, nel 2018 il contributo del settore turistico sul prodotto interno lordo ha rappresentato l’8,8% sul totale dell’economia, per circa 7.961.9 milioni di dollari. Con un incremento, nello specifico, del settore sul Pil del 5,6%.
Positivi i numeri anche per quel che riguarda l’occupazione, con 1.076.8 posti di lavoro nel settore per l’8,3% del totale e con 1.463.4 attesi invece entro il 2029.
L’impatto economico locale grazie ai flussi internazionali è stato di circa 1.726.9 milioni di dollari ed entro fine 2019 sono attesi 1,5 milioni di arrivi. Tra i mercati di provenienza principali del Kenya, in testa troviamo la Gran Bretagna con 21% di arrivi, seguita da Germania con il 14% e Stati Uniti con il 10% di arrivi. Seguono la Svizzera con 8% di arrivi e l’Italia con il 7%. Perché si viene in Kenya? Il 64% per viaggi di piacere e di scoperta, mentre il 36% per motivi di business.    

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