Il profilo del turista attivo

Le mete si specializzano su nuovi target alla ricerca di emozioni e con buona capacità di spesa. Tra questi, quello trasversale del turismo attivo, che abbraccia vari sotto-segmenti. Il Centro Studi del Touring Club Italiano ha realizzato una survey su questo specifico segmento
“Il primo dato rilevante – spiega Matteo Montebelli, responsabile ricerche e pubblicazioni, direzione relazioni internazionali del Centro Studi Tci – è che l’abitudine a svolgere attività fisica nella vita quotidiana è un elemento facilitante per il turismo attivo”. Tra le diverse attività praticabili, dalla survey emerge la predilezione per le vacanze a piedi, ovvero trekking, escursioni, cammini (67%, possibili più risposte), seguite a distanza dagli sport invernali (31%) e dai tour in bicicletta (24%). Altre tipologie come vacanze in barca a vela (19%), arrampicata (5%), turismo a cavallo (2%) e turismo del golf (1%) presentano preferenze molto inferiori. La forte prevalenza dei viaggi a piedi è forse collegata anche alla maggior economicità di questo tipo di turismo che, benché richieda comunque un equipaggiamento idoneo, presenta sicuramente costi inferiori rispetto alla pratica degli sport invernali e ai tour in bici. La motivazione prevalente per effettuare una vacanza attiva ha l’obiettivo di scoprire i territori in modo differente (43%), di soddisfare una passione (28%) e di stare in salute mantenendo il benessere psicofisico (26%).
“Per quanto riguarda le destinazioni scelte, gli appartenenti alla community del Touring associano la pratica del turismo attivo all’Italia – sottolinea Montebelli -: il 50% ha scelto per i propri viaggi esclusivamente il Bel Paese (50%), il 42% sia destinazioni italiane sia straniere e appena il 9% soltanto l’estero”.
Un elemento interessante è rappresentato dai canali attraverso cui i rispondenti hanno reperito informazioni utili per farsi ispirare e pianificare il viaggio. Se nel complesso sono gli strumenti digitali a essere i più utilizzati (siti web, social media e forum), si segnala come le pubblicazioni – cartacee e digitali (42%) – superino i siti web di destinazione (41%), quelli di operatori che si occupano del tema (29%) o le community online (20%). Questa esigenza di informazione speci-alizzata non sembra però riflettersi in un rapporto più stretto con l’intermediazione, vista la quota modesta di coloro che si rivolgono ad agenzie e tour operator (18%), in linea con quanto succede per altre tipologie di vacanza. L’unico elemento che può spi-egare il ricorso all’intermediazione è quello del turismo outgoing.
Un elemento importante è che la vacanza attiva è considerata perlopiù come una vacanza aggiuntiva rispetto a quella principale (55%) mentre per il restante 45% costituisce invece il “viaggio dell’anno”. Se l’estate (57%) è per tutti il periodo preferito per fare turismo attivo, tale percentuale scende al 46% per chi lo considera un viaggio “in più”, con un processo di destagionalizzazione a favore di primavera (30%) e inverno (16%), mentre sale al 70% per coloro che lo intendono come il viaggio principale a scapito di primavera (16%) e inverno (7%).                                

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