Travelgram punta sulla collaborazione leale con il trade

"La ricetta segreta per non fallire? Non demonizzare il cambiamento. C'è un nuovo demone che si aggira nelle stanze del turismo organizzato, anche con sembianze gradevoli, si chiama influencer, una parola che sta circolando sempre di più e dalla Spagna si racconta che stia rubando il mestiere  alle adv, ma come possono farlo?". Gian Paolo Vairo, founder e ceo di TrustForce, ci mette un pizzico di ironia per lanciare il suo messaggio, portando la platea, e più in generale, il pubblico del travel a cogliere la differenza tra comunicazione e vendita, affacciandosi al mondo degli influencer con l'intento di mettere sul piatto del travel, e delle adv in particolare, un nuovo modo (selezionato, sicuro e mirato) di fare marketing e comunicazione. Il motivo? Uno solo, aiutare le adv a conquistare nuovi clienti, ma questa volta si tratta di quelli che in adv proprio non ci vanno e che addirittura devono essere ancora instradati in merito. Stiamo parlando dei giovanissimi, dei millennial e della generazione Z, smartphone in mano, poco tempo a disposizione e attenzione super concentrata sul proprio device, il loro mondo. Per poter entrare a farne parte e stabilire un contatto serve calarsi in questa realtà, parlare lo stesso linguaggio, servendosi dei medesimi mezzi di comunicazione. Come? Attraverso Travelgram, piattaforma di Travel Influencer Marketing, che punta a rafforzare la collaborazione con tour operator, agenzie di viaggi e catene alberghiere, anche grazie alla partnership stretta con TrustForce

"Travelgram nasce a maggio del 2016 da una scommessa su Instagram", ha raccontato oggi in conferenza stampa a Milano il founderManuel Gruni. L'idea è stata quella di selezionare una task force di influencer, noti al pubblico e scelti in base al target, in grado di pubblicizzare, attraverso i propri canali social, viaggi, tour, strutture, destinazioni o tutto ciò che gli operatori che si sono rivolti alla piattaforma desiderano mettere in evidenza della propria offerta. "Nasciamo, infatti, per dare supporto agli operatori, cosi da poter far vedere all'utente finale cosa accade nelle destinazioni, anche alla luce delle diverse situazioni geopolitche di alcuni Paesi, il che può essere una leva in più che entra a far parte del modo di pensare del cliente finale, magari non lo aiuta a riprenotare quella destinazione, ma gli mette però a disposizione una persona che va sul posto e glielo fa vedere". Ciò che viene realizzato è una sorta di sceneggiatura, "un vademecum che l'influencer segue, documentando una serie di momenti, dal servizio in volo, all'animazione, dal tempo di percorrenza dall'aeroporto all'albergo, dando spazio al personale che lavora in loco, che si inizia già a conoscere da casa, avendo un assaggio di ciò che proviene in diretta dalla destinazione".

Comunicazione e non vendita

Si parla di attività di comunicazione e non di vendita, che resta in capo al t.o. o alla adv che si rivolge alla piattaforma per la ricerca dell'influencer più adatto alle sue esigenze. A tal proposito Gruni precisa che "i travel influencer che collaborano con Travelgram non hanno interesse a vendere il prodotto, ma solo a sponsorizzarlo traghettando la vendita nei confronti del canale agenzie tradizionale. Ciò rappresenta un meccanismo di garanzia nei confronti delle distorsioni commerciali comparse recentemente su alcuni mercati esteri, come quello spagnolo, dove travel influencer e travel blogger pare vendano consulenze di viaggio. Con Travelgram questo non può avvenire perché siamo interessati al rispetto dei ruoli nel sistema di distribuzione". 

La comunicazione è esclusivamente social, principalmente via Instagram. Il target, come si diceva, è quello dei viaggiatori della Generazione Z (under 22) e dei millennial (22-38 anni), categorie che si rifanno poco al turismo organizzato per viaggiare. Travelgram oggi conta migliaia tra i più noti travel blogger e instagramer su territorio nazionale e internazionale. s.v.

 

 

 

 

 

 

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