I driver di sviluppo dell’aeroporto di Trieste

Arriva “da un anno particolare” ma guarda al 2020 come quello di “una significativa crescita”. Si tratta dell’aeroporto di Trieste e a parlare è il suo a.d. Marco Consalvo. Il 2019 ha visto, infatti, la privatizzazione dello scalo, operazione conclusasi il 12 luglio e che ha determinato una ripartizione delle quote tra il fondo F2i, al 55%, e la Regione, al 45%. “E’ un anno di passaggio”, commenta l’a.d, che rammenta come da tempo lo scalo si sia impegnato nella ristrutturazione, con un investimento di 40 mln negli ultimi tre anni. “Il collegamento con l’Alta Velocità con la realizzazione di una stazione ferroviaria – afferma Consalvo – è stato un investimento fondamentale, perché permette uno sviluppo su bacini quali la Slovenia, la Carinzia e parte del Veneto”. E’ stato attivato, inoltre, un polo intermodale con il servizio su gomma di tutto il trasporto regionale e recentemente sono state anche installate delle colonnine elettriche per la ricarica delle auto. Quanto al traffico si è mantenuto stabile, con un incremento dell’1%. La sfida inizia ad aprirsi ora: “Siamo in piena negoziazione della summer 2020”, prosegue l’a.d, che pur non potendo svelare troppi dettagli, dà un chiaro segnale: “Stiamo lavorando sul domestico: le isole, Sicilia e Sardegna. Vorremmo ampliare l’offerta anche sulla Grecia e sui mercati dell’Est: mi riferisco alla Polonia e ai bacini di riferimento per questa regione, quindi Serbia, Albania. La Germania rimane, poi, il mercato turistico di riferimento”.
Il manager ritorna poi sul punto delle colonnine elettriche, “un antipasto di un progetto più ampio, che va dal 2020 al 2023: quello del primo aeroporto alimentato da energie rinnovabili, fotovoltaico e una piccola parte di geotermico. L’investimento previsto è di 5 milioni di euro”. La trasformazione energetica dello scalo è, dunque, il “progetto più importante”. Un’operazione che va di pari passi con l’impegno della Regione, che sta cambiando tutto il parco auto della Pubblica amministrazione trasformandolo in veicoli elettrici. “In questo senso l’installazione delle colonnine elettriche è fondamentale”.
Ma qual è la composizione del traffico? “E’ ben bilanciato – risponde Consalvo -, con un 50% di leisure e un 50% di business. E’ al momento principalmente outgoing, al 60%”. Quanto alle compagnie che operano sull’aeroporto, “la prima è Alitalia, segue poi Ryanair con un 35%, mentre al terzo posto figura Lufthansa, con 5 voli al giorno, tre su Monaco e due su Francoforte. Az e Lh insieme arrivano quasi al 60% di share”.
Non mancano le iniziative per il trade: “D’estate, solitamente a giugno, organizziamo un incontro tra le compagnie aeree e gli operatori. Stiamo pensando di realizzarne due all’anno”.
Ma un altro driver importante di sviluppo sarà “dal 2020 quello delle crociere – aggiunge l’a.d. -. Msc ha annunciato che farà di Trieste l’homeport di una nave l’anno prossimo. Lo scenario, tuttavia, con la questione Venezia, rimane ancora poco chiaro”.
La vera sfida futura, allora, “sarà la vocazione incoming. Tempo addietro si trattava di un obiettivo difficilmente raggiungibile, ma Trieste da due anni sta vivendo  una crescita importante. Ad essa ci agganciamo”. Tra i bacini sotto tiro, “la Germania, mercato naturale, la Baviera, l’Austria, quelli tradizionali come Francia, Regno Unito e Spagna”. E a livello di vettori? “Ce ne saranno di nuovi, ma Ryanair ha un network molto ampio. Puntiamo molto su di essa”.
Qualche dato? Per l’anno in corso “chiudiamo a poco meno di 780mila pax”.         

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