Le strategie di Tahiti

Anche in Paradiso ogni tanto c’è bisogno di destagionalizzare. Ed è infatti questo, uno degli obiettivi di Tahiti Tourisme, ente che rappresenta le isole dei diversi arcipelaghi che compongono una delle destinazioni più gettonate dagli sposini di tutto il mondo per il loro viaggio di nozze. Italiani compresi. “Il segmento che continua ad essere predominante è quello degli honeymooner, che rappresenta circa il 90% dei visitatori italiani sulla destinazione”, conferma Gabriele Cavallotti, account manager di Tahiti Tourisme Italia. Si diceva della destagionalizzazione. “La sfida principale per il prossimo anno – spiega il manager – sarà quella di lavorare verso un turismo sostenibile, favorendo una dispersione generale dei flussi turistici in termini di spazio – direzionando i visitatori verso le isole minori e meno conosciute – e di stagionalità, distribuendo le visite durante tutto l’anno ed evitando un sovraffollamento durante i mesi estivi. Un grande plus è stato quello dell’inserimento dei nuovi voli operati da United Airlines e French Bee da San Francisco”. Tra gli obiettivi di Tahiti Tourisme rientra però anche la diversificazione dei viaggiatori, con “una promozione targetizzata verso i segmenti di nicchia: ad esempio, i divers, le famiglie o i senior”.
Quanto ai numeri del 2019, le ultime statistiche riportano un totale di 1.876 visitatori italiani da gennaio a giugno 2019. “I risultati totali dell’anno 2018 – rimarca il manager – sono stati invece di 8.802 arrivi italiani, +14% sul 2017”. Numeri che l’anno scorso hanno garantito al nostro Paese il secondo gradino del podio tra i mercati europei, dietro la Francia, mentre l’anno in corso vede lo strapotere a livello globale degli Usa, che da soli rappresentano il 43,3% degli arrivi totali, seguiti per l’appunto dai transalpini (21,5%) e da Canada, Giappone e Australia, tutti tra il 4 e il 3 per cento di quota. La distribuzione dei visitatori nei diversi arcipelaghi premia Bora Bora, con il 45% di share, seguita da Moorea al 30%, Rangiroa al 15% e Tikehau al 5%, con le altre isole a spartirsi il rimanente 5%. E per chi cerca destinazioni meno battute e ancora da scoprire? Cavallotti consiglia “tutte le isole dell’arcipelago delle Tuamotu, un vero paradiso per gli amanti delle immersioni, ed il remoto arcipelago delle isole Marchesi”.

Obiettivo
diversificare

Tra le linee strategiche per aumentare il numero di visitatori nelle Isole di Tahiti, l’ente “ha stabilito alcune importanti linee strategiche. Tra queste, l’Italia rimane un mercato con un potenziale per la destinazione. Tahiti Tourisme continua dunque a puntare sulla visibilità e la popolarità de ‘Le Isole di Tahiti’ in Italia con le sue attività di comunicazione e pubbliche relazioni. Tahiti Tourisme continuerà, inoltre, a comunicare la diversità della destinazione per distribuire i visitatori tra le varie isole, ma anche rendere disponibili diversi tipi di accommodation (resort di lusso, hotel 3 stelle, guesthouse, case vacanza, crociere, charter nautici). L’ente del Turismo intende proseguire la sua comunicazione per far conoscere la ricchezza della destinazione, ovvero la bellezza dell’ambiente e dei paesaggi, il calore della sua popolazione, l’eredità culturale ed il perfetto equilibrio tra la cultura polinesiana e ‘l’art de vivre’ francese”. Tra le iniziative di promozione, Tahiti Tourisme ha lanciato la sua serie di video “Pick your paradise” durante il primo semestre: “Una campagna – rimarca Cavallotti – composta da 36 mini video di 3 profili diversi di turista (avventurosi, appassionati di cultura o viaggi di coppia/in famiglia) invitando gli utenti a partecipare ad un’esperienza immersiva e coinvolgente attraverso il minisito della campagna per scoprire la loro avventura ideale ne ‘Le Isole di Tahiti’. Tahiti Tourisme continuerà, inoltre, ad implementare la sua campagna globale, ‘Le Isole di Tahiti – Abbracciate da Mana’, che raccontano la diversità della destinazione. Le attività di formazione e di promozione dirette al trade, oltre ai progetti per ispirare i viaggiatori attraverso i principali canali media (sia tradizionali che digitali), continuano ad essere centrali”.         

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