Alpitour, la ricetta di Giovanni Tamburi

Giovanni Tamburi, fondatore e presidente di Tamburi Investment Partners Spa, spinge l’acceleratore sulla parte ricettiva della macchina Alpitour; la merchant bank detiene, infatti, la maggioranza del gruppo turistico italiano. Senza escludere nuove acquisizioni. A dichiararlo il manager stesso in un'intervista a GuidaViaggi a margine del premio Parete, intitolato alla memoria di Ermanno Parete, sopravvissuto a Dachau, che ha passato l’ultima parte della sua vita a diffondere l’entusiasmo per la vita e l’importanza della memoria attraverso attività divulgative tra i giovani; Tamburi, appunto, è stato l’assegnatario del premio per il 2019. Occasione in cui ha ripercorso la storia della società, nata da un sogno: quello di “veicolare capitali sani verso imprese desiderose di svilupparsi. Partimmo in cinque – racconta il presidente -, in due mesi eravamo in 56”. Un percorso che ha portato ad essere “il primo investitore in Italia dopo Cdp”. In un panorama generale “in cui la maggior parte si lamenta e in questo i media non aiutano. C’è una situazione di pessimismo, quando in realtà siamo una generazione fortunatissima, grazie alla globalizzazione. Oggi con Internet si può diventare ricchissimi e famosissimi. Non si tratta di un ottimismo ‘becero’: quest’anno c’è stata una crescita del 3% e in un mondo che ha il segno ‘più’ davanti non si può essere pessimisti. Bisogna crederci, il mondo è pieno di opportunità”.

Gv: Dopo l’operazione Alpitour, prevedete altre acquisizioni?
“Noi siamo sempre molto attivi e il nostro impatto nel capitale di una società è sempre spingere per le acquisizioni. Abbiamo acquistato anche due alberghi nel corso dell’estate a Taormina per espandere l’attività alberghiera, perché in fondo Alpitour ha tour operating, aerei, agenzie, ma la parte ricettiva, che consta di circa 15 unità, deve essere molto rafforzata, per cui stiamo continuando in quella direzione”.

Gv: Quale bilancio può tracciare dell’ingresso nel settore turistico?
“Eccezionale. I dati di quest’anno di Alpitour più che raddoppiano la redditività di quattro anni fa, per cui siamo contentissimi. Il gruppo è sempre più leader, le acquisizioni di Eden e di altre società sono andate molto bene, meglio del previsto. La quota di mercato sta salendo, il numero di passeggeri anche”.

Gv: Avete registrato problemi dovuti alla questione messa a terra dei 737 Max?
“Grazie al cielo abbiamo fatto questi acquisti di aerei negli anni scorsi. Siamo molto ben coperti sulle varie rotte”.

Gv: Il crac Thomas Cook agevolerà le mire espansioni-stiche di Alpitour?
“Molto. Stiamo già vedendo sulla Spagna e sulla Grecia moltissimi proprietari di immobili, di alberghi che si stanno rivolgendo a noi, per cui certamente la quota di mercato di Alpitour in Europa aumenterà, in particolare in Francia dove abbiamo una società costituita due anni fa e di sicuro lì trarremo profitto in modo importante”.

Gv: Qual è il suo rapporto con le aziende?
“Le aziende sono il nostro valore aggiunto, ciò che paga lo stipendio a tutti quanti. Sono il motore del mondo, che va respirato, vissuto, compenetrato. Per questo bisogna andare a capirne i processi produttivi, le dinamiche interne, aspetti importantissimi, in particolare per i giovani che con l’esperienza diretta possono imparare molto di più che non stando in un ufficio a Milano o a Londra o a New York”.

Gv: Può darci un suo commento sulle attuali vicende politiche…
“Credo che sia importantissimo il rapporto con il mondo pubblico. Io personalmente, ma anche i miei colleghi, sentiamo molto il mandato di fare le cose bene, per sintonizzare il risparmio privato di un certo livello con le aziende che si vogliono sviluppare. E’ il miglior modo per nutrire un Paese manifatturiero. L’essenziale, come hanno detto molti ministri e anche il premier, è riuscire a fare una manovra che sia positiva per le imprese, perché queste ultime in un Paese come l’Italia devono essere per forza il centro di tutto. Ciò che fa bene alle imprese deve essere fatto, ciò che va contro di esse non deve essere fatto. Questo è il mantra di cui questo governo e tutti i prossimi a venire devono cibarsi. Mi pare che di voglia ce ne sia, però c’è anche tanto protagonismo da parte del singolo ministro che forse dovrebbe andare un po’ meno in televisione e alla radio, fare meno proclami, ma gestire un Paese”.  

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