Brexit, la partita si gioca sul filo del rasoio

Lo spauracchio della Brexit e il rischio di un possibile no-deal del Regno Unito nei confronti dell’Unione europea sono stati certamente tra i temi caldi dell’ultima edizione del World Travel Market di Londra, e se per qualche operatore italiano, “la situazione al momento non preannuncia alcuna flessione in termini di arrivi”, per Euromonitor, invece, il pericolo oggettivo è di perdere circa dieci milioni di turisti inglesi in partenza, con un ritorno del Regno Unito a una situazione di mercato simile al 2008, quando il Paese ha accusato il colpo di una recessione economica, che ha intaccato anche la travel industry.
“Per l’intero comparto turistico la migliore soluzione possibile è che il Regno Unito lasci l’Europa con un adeguato accordo di libero scambio, una Brexit ordinata. In caso contrario – ha ammonito Caroline Bremner, head of travel research di Euromonitor International – nel 2020 subiremo la perdita di 10 milioni di partenze, riportando l’orologio indietro di oltre dieci anni. La Brexit è stata posticipata per la terza volta, contribuendo ad accrescere l’incertezza nel Paese e soprattutto nei consumatori, recentemente coinvolti dal fallimento di Thomas Cook”.  Bremner ha aggiunto poi che l'economia del Regno Unito aveva già subito una contrazione dello 0,2% nel secondo trimestre di quest'anno. E se le ripercussioni di un no-deal coinvolgeranno tutti i comparti dell’industria turistica – per David Goodger, managing director of Tourism Economics, l’impatto di un mancato accordo con l’Ue sul trasporto aereo si vedrà solo nel 2021 – anche il sentiment dei viaggiatori inglesi potrà cambiare, spostando quasi certamente l’ago della bilancia verso una maggiore incertezza nel decidere di partire, tanto che secondo Oxford Economics il tema Brexit sta influenzando i piani di viaggio nel 2019 per il 17% dei viaggiatori britannici.
Cambiano anche le abitudini di viaggio, oggi un 26% circa di potenziali turisti inglesi sta posticipando i propri programmi di viaggio in Europa nell’attesa di una soluzione definitiva alla Brexit. Di contro, anche il 32% dei viaggiatori europei sta ritardando eventuali spostamenti verso il Regno Unito, mentre per il 38% dei viaggiatori europei la percezione negativa dovuta alla Brexit rende meno probabile una vacanza nello Uk.

L’ottimismo degli operatori italiani
“La Brexit oggi resta certamente un punto interrogativo, ma per quanto riguarda le prenotazioni aeree di questo autunno non abbiamo registrato alcun calo, anzi il 70% dei tour operator inglesi ha previsto una crescita delle vendite”. A dirlo è Giorgio Palmucci, presidente di Enit, che al Wtm ha snocciolato i numeri dell’incoming britannico in Italia ed evidenziato come la seconda città di origine sia Londra con il 4,4% di arrivi. “Non sarà certamente la Brexit a fermare il turista inglese – ha proseguito -, che per noi rappresenta il quarto mercato di riferimento, con oltre 14 milioni di pernottamenti nel 2018 e un +6% sul 2017”.
Secondo i dati Enit, le performance positive dei flussi inglesi in Italia proseguono anche nei primi sei mesi del 2019 con circa 2,8 milioni e segnando un +10,3% sul 2018.
In aumento anche i pernottamenti, che raggiungono i 16 milioni (+14,6% sul 2018). “I turisti inglesi sono attratti dalla cultura e dalla ricchezza enogastronomica del nostro Paese tanto da far registrare incrementi nel primo semestre dell’anno anche in termini di spesa: 1,7 miliardi di euro, in aumento del 15,6%”. Tra le regioni che più attraggono i turisti d’oltremanica, in testa c’è il Veneto con circa 2,6 milioni di notti, seguita dalla Campania, Toscana, Lombardia e Lazio. “Questo podio conferma l’importante lavoro che stiamo facendo come Regione per spingere l’incoming, che per noi rappresenta il 70% dei flussi turistici. Ora oltre ai numeri vogliamo far crescere anche la qualità degli arrivi e delle presenze, puntando sul segmento luxury per attrarre turisti con capacità di spesa più elevata”, ha sottolineato Federico Caner, assessore al turismo e ai Fondi Ue della Regione Veneto.
Per Marco Bernabè, Fit Dept manager di Acamporatravel, tour operator Italiano specializzato in incoming su tutto il territorio e legato al gruppo Tui, la Brexit influirà certamente sulle performance di vendite, con una fluttuazione del 30-40%.
“Ancora di più questo perdurare del clima di incertezza. Gli inglesi erano soliti prenotare le loro vacanze in Italia con largo anticipo. Mentre oggi questa situazione di instabilità ha spostato i tempi di prenotazione sempre più a ridosso delle partenze. Fattori che hanno inciso sul nostro utile netto”.           
 

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