Le Tmc vincono la sfida di app e startup

Buone notizie per le Tmc, startup ed app non sono temibili più di tanto. La riflessione sul futuro del turismo d’affari non può non considerare il sorgere di queste nuove realtà, per capirne l’impatto nel settore e il ruolo di eventuali concorrenti, ma c’è chi si sente “di escluderlo”, come Dario Bongiovanni, principal at T&E Consultancy, tra i relatori, che si sono confrontati sul tema, in occasione della tavola rotonda durante la recente edizione del Biz Travel Forum. “Le aziende hanno le loro regole e può essere che le app non siano poi così ben accette, per tipi di viaggi più complessi l’expertise umana fa ancora la differenza – afferma -, semmai la concorrenza ci può essere su cose più semplici”.
Come è cambiata la gestione del Bt per una Tmc a fronte dei nuovi scenari?
“Nella relazione tra Tmc ed aziende strutturate, con esigenze legate al controllo di gestione, la relazione si sposta totalmente dal viaggio specifico a tutto ciò che vi sta dietro – osserva Massimo Di Pasquale, head of national sales & account manager di Uvet Gbt -. Non c'è pertanto alcun pericolo da questo punto di vista”.
Semmai le due eventuali criticità possono essere il mantenimento del passo e la rigidità. Il primo caso per una azienda che ha il settore It sviluppato al suo interno, mantenere il passo non è un problema, quanto alla gestione delle rigidità la risposta sta nella “customizzazione dei processi e dei prodotti, se no, non si ha flessibilità”. Le parole chiave sono quindi competizione, customizzazione dei processi e dei servizi, personalizzazione. Attenzione però agli “investimenti richiesti”, mette in guardia Sandro Gargiulo, country manager Italia & Malta di Travelport. La regola è dare “al viaggiatore la stessa immediatezza a cui è abituato quando non viaggia per affari”. Non solo, a suo dire un rischio c’è e sta minacciando efficienza e redditività sia delle Tmc sia delle aziende loro clienti. “Il problema più grave – osserva Gargiulo – è la fuga di prenotazioni verso canali e strumenti non autorizzati dall’azienda”. Lo conferma un recente studio della Global Business Travel Association, secondo il quale, “sulla carta, il 75% dei viaggiatori aziendali sono obbligati per policy ad utilizzare gli strumenti di prenotazione concordati tra la loro azienda e la Tmc che la serve, ma la maggior parte prenota al di fuori di questi sistemi. Non è un problema da poco, perché produce una notevole perdita di efficienza e danneggia la capacità di negoziare tariffe e commissioni con compagnie e catene alberghiere”.
La buona notizia è che le Tmc “possono fare molto” per fermare il fenomeno, “con contenuti più ricchi, navigazione semplificata, più facilità di confronto tra i prezzi, orientamento alla soddisfazione delle esigenze del viaggiatore moderno”, suggerisce Gargiulo. Qual è il passo in più che dovranno fare per affrontare il futuro? Secondo Bongiovanni “mettere in atto un processo di acculturamento del cliente, che ha bisogno di essere preso per mano per scoprire cosa c'è sul mercato”.
Lo scenario mostra nuove app, ma dal punto di vista strategico esistono due strade, osserva Di Pasquale, vendere una commodity o puntare sulla consulenza delle Tmc. Le pmi molto grandi con una struttura aziendale all'interno richiedono una più complessa strategia di gestione delle trasferte. Fornire consulenza alle aziende non è una attività “banale”, fa presente Di Pasquale, “dobbiamo sapere di amministrazione, integrazione dei sistemi, information tecnology, trasporto aereo, ferroviario, hotellerie, rent a car e il mercato lo sta riconoscendo”. Tutto ciò, aggiunge Bongiovanni, “fa a botte con il costo zero”. Non tutti potranno permetterselo, ma il concetto è che se si è grandi non si può fare da soli. 

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