Un nuovo modello per i t.o.

La distribuzione verticale come risposta operativa a un mercato sempre più dinamico e imprevedibile, che rischia di mettere in crisi anche i giganti del settore, se non stanno al passo con i tempi. E’ questo il messaggio che arriva dagli operatori riuniti a Bto per interrogarsi sul caso Thomas Cook e sui motivi del suo fallimento. A chi pensa che – aldilà del singolo, importantissimo caso – sia l’intero tour operating “tradizionale” ad essere sulle soglie della crisi e non più in grado di intercettare la domanda, Gaetano Stea, direttore prodotto di Nicolaus, ha risposto spiegando che “quella di Thomas Cook è la storia di una nave che – nella tempesta di un mercato in velocissimo cambiamento – non ha saputo trovare la giusta rotta. Oggi le corporation e gli investitori si muovono molto rapidamente: anche Tui ha scelto di chiudere la sua sede italiana, e da un giorno all’altro è stata messa in liquidazione Air Italy”. Ma ad essere andato in crisi “non è il modello del pacchetto, bensì il modo di proporlo, che deve essere necessariamente diverso. I clienti chiedono più libertà ma cercano allo stesso tempo garanzie: i t.o. devono posizionarsi a metà strada, offrendo protezione e professionalità in un contesto di pacchetto meno rigido”.
Diverso il punto di vista di Andreas Schräder, chief strategy officer di Fareportal: “Certamente quello di Thomas Cook è il caso di un t.o. tradizionale che ha cercato di rispondere ai cambiamenti del mercato ma con una strategia che si è rivelata troppo rigida, in un mercato sempre più liquido e destrutturato – ha osservato il manager dal palco della Leopolda – ma è un fatto che i clienti fuoriusciti da Tc andranno con molta probabilità a confluire in misura rilevante nel mercato delle Ota, piuttosto che in quello degli altri tour operator. Questo racconta della crisi di un modello, soprattutto perché la distribuzione organizzata non sempre riesce ad offrire quella unicità e quella esperienzialità non standardizzata che il viaggiatore cerca. E’ per questo che i pacchetti di viaggio hanno perso il loro appeal”. La risposta sta secondo Stea nella “importanza dei pacchetti dinamici e dell’integrazione verticale: in un contesto nel quale anche le compagnie aeree e le catene alberghiere pacchettizzano, se si vuole stare sul mercato bisogna avere presenza – e prodotti in esclusiva – sulle destinazioni. La distribuzione verticale può essere una soluzione anche se ha una tradizione meno forte in Italia rispetto ad altri Paesi, come ad esempio in quelli anglosassoni”. 

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