Settemari, lo sviluppo dei club passa dai Balance

E’ passato da 66 milioni di fatturato nel 2017 alla soglia dei 100 nel 2019. Settemari, che ieri ha annunciato un'iniziativa commerciale a salvaguardia delle prenotazioni, si è riposizionato in termini di volumi e di prodotto, in seguito all’ingresso nel Gruppo Uvet. Ne parliamo con l’a.d. Ezio Birondi.

“Ci siamo mossi in termini di riposizionamento di volumi e di prodotto – conferma il manager -. Sul fronte della marginalità, l’andamento di costi e ricavi è positivo. L’aspetto favorevole è che sono cresciuti i villaggi, siamo riusciti a definire il format Balance con 4 strutture su 27 che occupano uno spazio importante in termini strategici”.

Una formula, quella dei Balance, che sarà oggetto di crescita in futuro. La conferma arriva dalle stesse agenzie di viaggi “che richiedono uno standard diverso dai vecchi villaggi Energy, più improntato al relax e alla vacanza introspettiva”, sottolinea Birondi, aggiungendo che “per questo discorso, però, ci vuole la destinazione giusta”.

Un percorso di riposizionamento costruito negli anni: “Oggi chi vende Settemari sa cosa trovare”, sostiene l’a.d. Per quanto riguarda la scelta del modello Balance, attualmente i prodotti sono a Zanzibar, “e quest’anno apriamo a Sharm con Hyatt, che si presta grazie a spazi e livello di servizio che consentono di esprimere questo tipo di vacanza. Anche Pantelleria è una meta ideale”. Sullo sviluppo dei brand, l’a.d. spiega che si decide il vestito da dare al villaggio in base alla destinazione e quindi dipende dalle opportunità e dalla location. “L’obiettivo – aggiunge – è quello di avere un 20% di prodotto Balance”. l.d.

L’intervista integrale sul prossimo numero del settimanale Guida Viaggi

 

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