La filiera del turismo organizzato alza i toni

"La fase critica non deve scoraggiare le aziende, quelle leader di settore devono creare degli esempi per le altre, con l'innovazione digitale, l'adozione dell'intelligenza artificiale, nel rapporto con il clente", ne è convinto Luca Patané, presidente di Fto e del Gruppo Uvet. A tal proposito il suo gruppo sta studiando "una maggiore efficienza interna e un aumento della marginalità, sulla tecnologia non abbiamo lesinato gli investimenti", afferma. 

In linea il pensiero di Andrea Mele, vicepresidente vicario di Astoi, il manager crede, infatti, che le "aziende stiano lavorando sulla propria tecnologia, che porta risparmio economico. In questo momento si è più focalizzati sull'innovazione che sul prodotto – osserva Mele -, che è in stand by e non è il momento di inventarsene di nuovi".

Investimenti tecnologici confermati anche da Franco Gattinoni, presidente di Gattinoni Mondo di Vacanze, processo già in atto da tempo, al di là del momento contingente, e da Pier Ezhaya, consigliere Astoi e direttore tour operating Gruppo Alpitour, che parla di molti milioni di euro di investimento per una piattaforma, "investimento che non abbiamo tagliato anche perchè troveremo un cliente più allenato dal punto di vista informatico, anche quello più insospettabile". 

Non ci sono dubbi, "l'innovazione è un must – asserisce Stefano Dall'Aravicepresidente di Fto e presidente di Robintur Travel Group -, ma credo anche che il digitale non ucciderà il fisico. A seguito di questo periodo l'Italia porta a casa una digitalizzazione che non avremmo avuto se non ci fosse stata questa emergenza". In tutto ciò giocherà un ruolo importante anche la comunicazione, "la filiera da questa esperienza uscirà più forte in termini di percezione del cliente finale che cerca qualità, sicurezza, professionalità ed assistenza". 

Il settore ne uscirà più forte, più consapevole e forse anche più unito, come ha dimostrato in questo periodo, lavorando con unità di intenti. 
Si è scoperto anche che la voce della filiera del turismo organizzato ha bisogno di farsi sentire, "visto che per lo più il nostro settore è snobbato – afferma Patanè -. Superare le differenze è l'obiettivo finale, oggi combattiamo in trincea per la sopravvivenza, ma siamo anche i primi a fare i passi avanti, in termini di una maggiore digitalizzazione, di assunzione di persone, ma oggi siamo in trincea", ribadisce. 

In tutto ciò la nascita del Manifesto per il Turismo italiano è stato un esempio di unità all'interno della filiera del turismo organizzato. Utile per spiegare cosa sia, "spesso si parla di turismo, ma poi succede che diventa un contenitore che non ha l'attenzione che merita – osserva Gattinoni -, fatto di tante anime differenti. L'aver messo assieme, adv, tour operator, adv di eventi, Dmc è stato fatto per far capire l'importanza della filiera, che dà lavoro a 75mila persone e sviluppa 20 mld di fatturato". Sono questi i numeri che sono stati messi "sul tavolo".

Ora però è arrivato il momento di alzare i toni. Si sta cambiando il tenore del messaggio. "Il Manifesto ha insegnato tanto – constata Ezhaya -, in un momento di emergenza ci siamo spogliati di tutto, ruoli, tipo di associazione, categorie e ci siamo impossessati della parola turismo, parlando con la sua voce che, al tavolo del governo, è stata una voce unica, il che ci deve rendere più consci per il futuro". Un aspetto importante da far comprendere è che il turismo ha "caratteristiche che altri settori non hanno, per noi ora non è fine aprile è fine luglio, siamo avanti di due-tre mesi. La Gran Bretagna ha stanziato 75 mln di euro per i voli di rimpatrio considerandoli servizio pubblico". E in Italia? 

Stefania Vicini

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