Galeazzi: “Lavori a rischio, occorre reagire”

C’è già chi, nel pieno della crisi economica causata dalla pandemia, parla di un forte tasso di disoccupati in arrivo nel turismo, si azzardano cifre e intanto si aspetta la data fatidica di fine Cig per capire cosa succederà realmente nel settore. Ne abbiamo parlato con Oscar Galeazzi, general manager di LavoroTurismo.it, per un commento a caldo sulla situazione attuale del mondo del lavoro.

“E’ vero – spiega – si inizia a parlare di disoccupazione e di licenziamenti in arrivo. Purtroppo questa è sempre stata una conseguenza certa per chiunque operi nel settore. L’unica incertezza è sui numeri, ovvero quanto pesante sarà il taglio degli occupati. Chiaramente questo dipende in buona parte da fattori esterni e purtroppo non controllabili dagli operatori di settore”.

Quanto veloce sarà la ripresa economica? Quando si tornerà a una quasi normalità di vita? Quando torneranno i turisti? Quanto liberi saranno gli spostamenti? Sono queste le domande, secondo Galeazzi, che possono fare la differenza sul fenomeno tagli.

Gli effetti sulla filiera

“Sappiamo bene che la filiera legata al turismo è lunghissima – aggiunge – e determina ripercussioni in settori e imprese che a volta appaiono ben distanti dall’industria consumistica per eccellenza che sono il turismo, l’ospitalità e la ristorazione. Il prossimo autunno/inverno saranno stagioni molto fredde per diverse famiglie”. Allora come intervenire? “La consapevolezza è già un aspetto positivo – replica il manager -. Parlarne – seppur evitando l’ossessione come è già accaduto per il coronavirus – obbliga a confrontarsi con una realtà che gran parte delle persone tende a rimuovere. Sui passi concreti, a parte i sostegni economici, dobbiamo insegnare alle persone a pescare, dare il pesce va bene solo come soluzione tampone, temporanea. No, non mi sto riferendo ai navigator. Le persone che perdono lavoro hanno bisogno di veri esperti, persone realmente competenti, in grado di supportarle”.

Dal 20 aprile al 10 maggio, LavoroTurismo ha promosso un sondaggio per dare voce ai veri protagonisti del turismo, ovvero chi ci lavora. Al sondaggio per i lavoratori hanno partecipato 1.367 persone, con un panel per età, situazione famigliare, tipo di impiego e professione adeguatamente diversificato.

“Abbiamo cercato di capire come le persone hanno reagito a questa situazione di crisi e come questo impatterà nella loro vita personale e professionale – commenta Galeazzi – e nel mercato del lavoro, nei prossimi mesi e nei prossimi anni”.

Dall’indagine è emerso in primo luogo la necessità di formazione e aggiornamento costante. “Mai come in questo periodo il web ha messo a disposizione delle persone così tante risorse per potersi valutare, aggiornare e formare, gran parte delle quali a titolo gratuito. A fronte di una forte disponibilità di prodotti e servizi, solo una percentuale minoritaria ha utilizzato parte del tempo in modo professionalmente produttivo”, riferisce.

Il bisogno di confrontarsi

A fronte di una minoranza di persone che ha capito come muoversi, come sfruttare al meglio questi momenti, “c’è una grande maggioranza che avrebbe bisogno di parlare e confrontarsi con persone esperte e competenti – rileva l’indagine – per focalizzare meglio la propria posizione professionale e avere una guida che indirizzi loro verso scelte e comportamenti più consapevoli.

Spaventa una diffusa quanto errata convinzione che possiedono molte persone, che ritengono di poter cambiare settore lavorativo senza o con lievi difficoltà. È un dato che rivela una visione e valutazione troppo ottimistica della propria situazione professionale”.

Un fenomeno ricorrente, che emerge dall’osservatorio LavoroTurismo.it è non c’è una piena consapevolezza della propria posizione professionale, dei propri punti di forza e in particolare esiste una visione non chiara dei punti di debolezza. “Questo aspetto è critico e può destabilizzare la persona e la famiglia nel quale la stessa è inserita”, spiega il manager.

Il rischio fuga degli specialisti

Altro indicatore è quello della fuga degli specialisti. “Una percentuale elevata di persone cambierà settore professionale – assicura – in particolare coloro che hanno subito la situazione di debolezza e fragilità che ha toccato il turismo, la ristorazione e l’ospitalità. Il fatto che il settore sia caratterizzato dalla presenza di imprese di piccole e medie dimensioni nelle situazioni di crisi rende il rapporto datore di lavoro-lavoratore ancora più precario, non per volontà del datore di lavoro ma per la fragilità dell’impresa stessa. È un segnale di allarme che dovrebbe interessare molto le istituzioni, le imprese e le associazioni di categoria”.

Il settore già in momenti di pre-crisi evidenziava forti carenze di personale qualificato. Quando un professionista di 30/40/50 anni cambia settore, ne derivano fenomeni preoccupanti: difficilmente quel professionista ritornerà nel suo settore di origine, e difficilmente queste persone qualificate saranno sostituite nel breve e medio periodo. Si parla molto di fuga di cervelli. È il momento di pensare anche alle problematiche legate alla fuga di specialisti del turismo.

Molto si è giustamente parlato dell’importanza economica del turismo in forma diretta e indiretta. Dobbiamo iniziare a pensare che uno di questi valori è dato dalle persone e dagli imprenditori che ci lavorano.

Costanza nel training

Tra le proposte di intervento, il general manager consiglia di mostrare più costanza nell’attività di formazione: “Gran parte delle persone non sono adeguatamente determinate per avviare percorsi di formazione – seppur validi – in autonomia. Hanno bisogno di supporto, di indicazioni ma anche di controllo e valutazione esterna. Le istituzioni devono far sentire forte la loro vicinanza alle persone in difficoltà nel lavoro, devono prospettare un percorso e delle soluzioni. Lo stato centrale deve combattere una battaglia contro l’ignoranza, contro la non-formazione.

Ogni cittadino italiano deve essere convinto che la formazione costante e continua sia il miglior modo per salvaguardare il proprio futuro professionale”. Secondo Galeazzi, nel breve periodo le istituzioni e tutti gli attuali operatori di centri per l’impiego e istituzioni legate al lavoro devono essere considerati i nostri nuovi dottori e infermieri. “Ci saranno certamente uffici e dipendenti che non funzionano ma sono la minoranza. In molti casi gli uffici non funzionano perché non sono messi in condizione di funzionare, oppure perché non sono adeguatamente considerati e valorizzati”, dichiara.

Il nodo della scuola professionale

Per ultimo, Galeazzi fa riferimento alla scuola professionale: “Da ex docente di scuola alberghiera, non riesco a capire se la distruzione professionale è stata una cosa realizzata per incredibile incompetenza oppure se è stata una cosa voluta strategicamente, anche se non riesco a immaginarne la motivazione. I nostri giovani – conclude Galeazzi – escono dagli istituti professionali alberghieri e non sanno fare la professione per la quale si sono iscritti e per la quale hanno studiato ben 5 anni.

Non è colpa delle scuole né dei docenti, bensì del sistema didattico-formativo, che è andato negli anni peggiorando. È un dramma vedere giovani diplomati che per imparare a cucinare, a servire, a gestire un front office si devono iscrivere a costosi corsi privati. È un dramma sapere che su 100 diplomati 90 non faranno questa professione. Si fa del male ai nostri giovani, si fa del male alla nostra industria turistica, si fa del male al Paese Italia. E si investe malissimo il denaro pubblico”.

Laura Dominici

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