Il tramonto delle “rebooking fees”

Primo è stato il Gruppo Lufthansa che con la compagnia omonima, Swiss, Austrian Airlines e Brussels Airlines ha comunicato, la settimana scorsa, il cambio della struttura tariffaria per corto medio e lungo raggio fino alla fine di dicembre. Una variazione alle abitudini che consente di riprenotare le tariffe, anche le più economiche, senza incorrere in sovrapprezzi.

Una necessità dettata dalla fase attuale, ma che ha già contagiato l’americana United Airlines, che ha deciso di abolire le fee di modifica sui voli nazionali “per sempre”. In pratica, data l’evoluzione del viaggio prevista anche per il futuro, il ceo Scott Kirby ha spiegato in un messaggio video che “è la cosa giusta da fare”. Ad essa si sono già affiancate, nella mossa di abolizione, American Airlines e Delta.

Come altre compagnie aeree, United ha sospeso le tariffe per il cambio di prenotazione all'inizio della pandemia Covid-19, ma con l’intenzione di ristabilirle. United aveva addebitato una fee di 200 dollari per le modifiche all'itinerario a meno che le comunicazioni commerciali non prevedessero un sovrapprezzo per un biglietto modificabile.

Southwest, dal canto suo, non ha mai addebitato fee per il cambio biglietto. La decisione di United, American, Southwest e Delta di eliminare la fee nel lungo termine sui voli nazionali potrebbe rappresentare l'inizio di una nuova era, che potrebbe prevedere la fine delle fee per il cambio di prenotazione nel mondo dei vettori statunitensi cosiddetti “full service”.

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