Alidays, la consulenza come chiave di volta

“Non ripartiremo da una destinazione o da uno specifico prodotto, ma dal concetto di servizio, dalla relazione, dalla volontà di canalizzare le nostre energie affinché generino valore e sicurezza per il viaggiatore”. Racconta così a Guida Viaggi Davide Catania, amministratore unico di Alidays Travel Experience la sua visione sul restart.

Gv: State lavorando a specifiche iniziative rivolte al trade?
“Non ci saranno iniziative unilaterali, ci saranno proposte, ricerca di coinvolgimento, di condivisione di quegli aspetti e quegli elementi che possano dimostrare il nostro valore e la nostra forte utilità nel creare e comporre non un ma il viaggio”.

Gv: Quali le tendenze riscontrate post-Covid?
“È mia opinione sia ancora presto per delineare tendenze generate dalla pandemia. Credo ci vorrà del tempo per comprendere appieno come, quanto e, forse, per quanto tempo questa crisi avrà impatto sul viaggio. Banale dire che la sicurezza sia l’elemento base; io però non credo a una tendenza duratura. Quindi, ancora una volta risiede nel ruolo del consulente, quello con la C maiuscola, l’elemento chiave di questa funzione, perché determina il livello di servizio e, di conseguenza, il risultato del viaggio. Questo varrà anche nel post-Covid. Dobbiamo prepararci bene come persone, come professionisti, come aziende per irrobustire questo asset, per migliorare il risultato. E serviranno regole più severe, norme più chiare. Perché il viaggio ha un’essenza che, secondo me, non si adegua a un trend, alle mode, alle crisi. Il viaggio rappresenta benessere per le persone e in quanto tale, in tutta la sua complessità e importanza, deve essere gestito da professionisti che guardino, in un contesto ben regolato, al lato umano e ai dettagli”.

Gv: Il settore va verso una nuova era di merger & acquisition oppure il futuro risiederà in nuove partnership commerciali?
“Credo che il mondo, non soltanto la travel industry, si stia dirigendo verso operazioni di M&A. È un fenomeno globale e trasversale, in essere da prima del Covid-19. Ritengo, quindi, che crisi come questa velocizzino ancor di più questi processi, vista la necessità di reperire risorse e affrontare scenari complessi. Io però confido ci sia ancora spazio per l'imprenditore che usa cuore, testa e mani oltre alla tecnologia, che è sempre strumento e non fine”.     

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