Difficoltà in adv

Il turismo archeologico ha un alto potenziale. Ma quali sono le problematiche che riscontrano gli operatori? “Non ci sono standard di qualità per la pulizia e il mantenimento delle aree archeologiche”, testimonia Chiara Niccoli di Far East Viaggi. Vero è, riconosce la manager, che sulla qualità del mantenimento esistono dei vincoli posti dalle sovraintendenze e devono essere impiegati soldi per affidare la manutenzione, anche straordinaria, a personale qualificato. Nel prodotto culturale, poi, ci deve essere progettualità e “non si può portare gente dove non si è camminato”. E il turismo archeologico si vende in agenzia? “I viaggi archeologici nascono più nei circoli e attraverso le riviste specializzate”. “Con il consumer la vendita non risulta difficile, quando ci si rivolge ad un pubblico già profilato, con conoscenze ed interesse nei viaggi archeologici – sostiene Valentina Rubbi, marketing & communication coordinator I Viaggi di Maurizio Levi -. Con le agenzie è più difficile poiché, trattandosi di una nicchia, c’è poca conoscenza del prodotto, ma con la formazione, in cui stiamo investendo molto, da parte dei nostri product manager e archeologi, superiamo l’ostacolo”.
“I programmi dei nostri viaggi archeologici sono concordati con la redazione e gli archeologi che collaborano con la rivista Archeologia Viva, perché la programmazione richiede competenze specifiche nel settore – spiega Silvia Russo, titolare dell’agenzia viaggi Rallo di Mestre -. Sono disponibili alla vendita anche attraverso il canale agenziale, negli anni li abbiamo presentati anche ad adv e network come nicchia di prodotto, ma abbiamo riscontrato poca attenzione. Sicuramente non sono proposte per fare grandi numeri, i viaggi sono realizzati con pochi partecipanti. Anche da parte dell’agente di viaggio è richiesta la sensibilità per intercettare il potenziale interessato e la conoscenza dei clienti ai quali poter proporre una simile esperienza. I clienti per questo tipo di viaggi spesso non vanno in agenzia e credono erroneamente che siano realizzabili solo tramite le associazioni culturali, che magari non sono neppure titolate a organizzare viaggi. Certo non ci si può improvvisare e non tutti i fornitori dmc nel mondo sono in grado di servire e seguire un viaggio con queste specificità”.
Fabio Bourbon, archeologo e assistente culturale di Il Tucano Viaggi Ricerca, rimarca il fatto che “in primis l’italiano è esterofilo e non solo nel viaggio archeologico. Tutti facciamo le stesse cose e l’offerta è frazionata tra i vari t.o. La sfida è proporre qualcosa che non sia così noto. Per esempio Carsulae in Umbria  ha avuto un’evoluzione architettonica particolare ed è in un contesto naturale bellissimo. L’archeologia non è solo sassi e stili, ma significa anche far vedere cose particolari”. Ci vuole passione, pazienza e un po’ di follia, ammette Bourbon. Ma si tratta di un prodotto veicolabile in agenzia? “È sempre  questione di entusiasmo e competenza”. Indubbiamente si tratta di un segmento ricco, in cui il target è rappresentato da molti over 60, ma anche, ultimamente, da coppie.
Secondo Bourbon un’altra sfida è la diversificazione dell’offerta, intesa nel senso di proporre viaggi che non siano solo a cinque stelle; una mossa che permetterebbe anche di catturare più giovani.
Troppi luoghi chiusi, difficoltà di accesso e poca comunicazione sono tra gli elementi evidenziati da Piergianni Addis, fondatore di Kel12 Tour Operator. In più “tutti hanno nell’immaginario i grandi luoghi e il budget che si è disposti a spendere in Italia non è lo stesso che si è disposti a utilizzare all’estero. C’è quest’ansia di andare fuori dai confini nazionali e l’immaginario che la gente ha sull’Italia non è così forte. Nell’archeologia c’è suggestione, approfondimento, storia. I t.o, poi, dovrebbero essere più strategici e meno legati all’investimento immediato”. Le istituzioni, invece, “dovrebbero rendersi conto che promuovere l’immagine del Paese ricade su tanti settori”. Quanto alla commercializzazione, Addis sostiene che il viaggio archeologico sia vendibile in adv, ma quest’ultima va formata, magari “scegliendo un certo numero di punti vendita, tra  i 50 e i 100. Un progetto portato avanti magari anche con la stampa di settore”.   

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