Italo, parla Cattaneo: “Persi 500 milioni, ripresa solo dopo l’estate 2021”

Cinquecento milioni di euro. Tanto è costato a Italo-Ntv questo 2020 da dimenticare secondo il vicepresidente Flavio Cattaneo che, intervistato da La Repubblica, ha fatto il punto della situazione. Il fermo immagine del momento parla – per la società di trasporti – di un -94,7% di vendite e di 8 corse giornaliere contro le 120 della schedule ordinaria.

“Siamo al lumicino ma faremo di tutto per resistere”, ha spiegato il manager, che vede la soluzione nel sostegno del Governo: “Le imprese vanno sostenute con forza. Premetto che è sacrosanto salvare vite e questo secondo semi-lockdown è necessario e non sarò certo io a discutere delle scelte politiche. Quel che dico è che se salvi vite, giustamente, ma poi trovi il deserto fuori, lo Stato deve impegnarsi maggiormente, dare e fare di più visto che la maggior parte delle entrate arrivano dal settore privato. E quindi se muore il privato muore lo Stato. Noi oggi ancora attendiamo le risorse stanziate ai tempi del primo lockdown. I nostri dipendenti sono praticamente quasi tutti in cassa integrazione e sono circa 1.500 persone, che diventano 15mila con l’indotto che comprende i fornitori, la manutenzione dei treni, le imprese di pulizie, il catering, i quattro centri di manutenzione.
Ecco, sarebbe già un passo avanti che il ministero dell’Economia firmasse quanto meno il primo decreto che risale al primo blocco di marzo”.

Quanto alla ripresa, Cattaneo spiega che “almeno per tutta l’estate del prossimo anno ancora non ci saremo ripresi. Noi come migliaia di società. Le aziende come la nostra, quelle che non risiedono nelle zone rosse, sono escluse da eventuali ristori. Ma le pare possibile? Noi lavoriamo in tutto il Paese e non solo nel Lazio e a Roma dove c’è la nostra sede: nel Lazio abbiamo solo una fermata e subiamo danni pesantissimi mentre solamente a febbraio scorso eravamo un gruppo solidissimo. Oggi, invece, abbiamo dei ricavi quasi azzerati come si può immaginare. A questo punto non è certo il credito il problema: occorrerebbe impegnare dei fondi sulla falsariga di Francia e Germania che intervengono a sostegno del fatturato in percentuale alla sua riduzione. Insomma, non basta la cassa integrazione per superare la fase più critica della pandemia".

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