Tre domande alla neonata associazione Acovi

E’ nata il mese scorso Acovi, l’Associazione Consulenti di Viaggio Italiani. Si tratta della prima realtà associativa dedicata ad una figura professionale che sta assumendo un peso crescente nel segmento della distribuzione turistica e che ha saputo dimostrare grande resilienza nel corso degli ultimi mesi. Ecco le domande poste alla presidente Monica Vittani.

Gv: Quali sono gli obiettivi primari che intende conseguire Acovi in questa prima fase di apertura?
“Ci stiamo muovendo su più fronti. In primo luogo, Acovi intende fare chiarezza sulla figura del consulente di viaggio: purtroppo ci rendiamo conto che, nonostante questa figura esista ormai da oltre 25 anni in Italia, sono ancora molte le realtà del settore che non la conoscono bene e non sanno esattamente quale sia il suo ruolo. Qualcuno addirittura confonde i consulenti con gli abusivi e questo, oltre ad essere poco piacevole è, ancora una volta, indice della poca conoscenza che c’è di questa figura. In secondo luogo, stiamo lavorando con le istituzioni per sensibilizzarle sul ruolo del consulente di viaggio, figura professionale che al momento è riconosciuta ufficialmente solo dalla Regione Lombardia. Proprio in questo periodo ci stanno scrivendo alcuni consulenti che hanno difficoltà ad accedere ai bonus messi a disposizione dal governo per affrontare la crisi in atto. C’è molta confusione. Un altro punto su cui ci stiamo impegnando è la formazione perché riteniamo che sia necessario per il consulente essere sempre più professionale e specializzato per differenziarsi e avere successo. Infine, ci occupiamo di aggiornare costantemente gli associati sull’evoluzione della normativa”.

Gv: Quali sono le difficoltà da superare?
“Sicuramente dobbiamo puntare su un’adeguata attività di comunicazione per superare, da un lato, la diffidenza da parte di alcune agenzie di viaggio, dall’altro la resistenza di molti agenti che rinunciano a diventare consulenti perché temono, erroneamente, di perdere la loro autonomia e, in qualche caso, un luogo fisico nel quale incontrare i propri clienti. Ci sono poi delle difficoltà legate alla parte contrattuale, legale, fiscale sulle quali stiamo già lavorando. Aggiungo che, accanto ai consulenti iscritti alle reti più note, esiste un’ampia fascia di professionisti legati alle singole agenzie di viaggio che sono complicati da raggiungere ed intercettare”.

Gv: Come si inserisce il ruolo del consulente di viaggio all’interno di un sistema distributivo tradizionale, senza creare confusione nell’utente finale?
“L’utente finale, dopo essere stato correttamente informato, a nostro avviso capisce abbastanza bene il ruolo del consulente e sa apprezzarlo: l’aspetto più importante è la professionalità. Oggi il consulente può mostrare la forza sinergica derivante dall’appartenenza a gruppi o network”.                           

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