Travelport: lo status quo dell’incoming e il ruolo delle agenzie

I viaggiatori stranieri non sono propensi a venire in Italia e all'estero c'è una scarsa percezione del nostro Paese. E' quanto emerge da una ricerca di Travelport presentata a BizTravel Forum 2020. Le cause? La poca unità di intenti? I dati disomogenei e non settati? La mancanza di iniziative significative per attrarre i turisti anche in questo periodo particolare? Forse tutti questi motivi.

Sta di fatto che "l'Italia non è nella top ten delle destinazioni più ricercate – spiega Damiano Sabatino, vp Southern Europe Travelport -, se non per tedeschi e svedesi". Il manager commenta: "E' un dato sconfortante". Dall'Europa la più prenotata è Dubai, il che non stupisce essendo un hub, aggiunge Sabatino, insieme a Malé, nelle Maldive: un dato particolare quest'ultimo, forse "conseguenza del loyalty program che il Paese ha lanciato, da qui la posizione alta in tutti i mercati Ue", prosegue il manager. Londra e Mosca sono le altre mete più ricercate.

A muovere qualche critica al nostro Paese Luca Patanè, presidente Confturismo-Confcommercio e presidente Gruppo Uvet, domandandosi “perché le ricerche non vanno su di noi? Perché non siamo chiari nelle comunicazioni che facciamo alle aziende”. E’ questo il motivo addotto dal manager, che pone l’accento anche su un altro tema, quale l’importanza dei dati. “Abbiamo bisogno di dati istantanei – afferma convinto -, per sapere quando comprare spazi in albergo e sui vettori, quando fare grandi investimenti o meno, ma anche quando far tornare le persone in azienda”. E’ un tema quantitativo, ma anche qualitativo “su dove vogliono andare le persone”, osserva il manager che, in merito ai diversi interventi che si sono susseguiti in questo BizTravel Forum, si compiace del fatto che tutte le aziende si siano “arrovellate per sopravvivere e per dare una vita migliore a chi verrà dopo”.  

Cresce la propensione verso le adv

Dall'indagine di Travelport trapela, tuttavia, anche qualche buona notizia. La società ha esplorato il cambiamento delle attitudini di acquisto del viaggiatore, attraverso un sondaggio per valutare la propensione all’uso delle adv per le prenotazioni. L’intervista è stata fatta a 30 fornitori e a 5mila viaggiatori, in 5 Paesi nel mondo a braccetto con la società di ricerche Toluna. Il dato interessante emerso è che alla domanda “Quando pensi di prenotare un viaggio, con quale probabilità pensi di utilizzare una adv?”, il 39% (nella fascia di età 18-38 anni) ha risposto di essere più incline. La percentuale tende a diminuire con l’incremento dell’età. E’ al 34% nella fascia 39-54 anni o al 25% nella fascia 55-73 anni. Dati che mostrano come i giovani stiano riscoprendo il canale agenziale. Questa propensione viene letta con il fatto che le adv forniscono “informazioni aggiornate sulla sicurezza, ne sanno di più e in tempo reale – afferma Sabatino -. Pertanto ci si sente più sicuri”.
Inoltre, ci sono anche delle motivazioni più pratiche ed operative, quali il fatto che una adv può “riemettere i biglietti, fare variazioni”. Il tutto va letto come “un messaggio positivo – sottolinea il manager -. Con un ritorno della fiducia verso il loro ruolo consulenziale”, complice la situazione di pandemia che ha portato a riscoprire questa professione alla luce di tutto ciò che è stato fatto in questi mesi tra riprotezioni, cancellazioni, gestione dei voucher, solo per citare alcuni aspetti.  

Travelport ha anche presentato un indice di fiducia del consumatore basato su un algoritmo che unisce valori reali di prenotazione e ricerche in rete. La pandemia ha impattato in modo decisivo: Africa e Medioriente sono più fiduciosi, l'Asia ha un livello basso e l'Europa non è messa meglio. Italia, Germania e Francia hanno, infatti, un indice in fascia bassa. Per il nostro Paese, nello specifico, l'indice nel periodo 23-29 novembre è a quota 16.
Un caso a parte la Russia, che si attesta al 53, ma che in giugno-luglio-agosto ha superato addirittura quota 70 e dove il traffico aereo è immutato rispetto ai livelli pre-Covid. Il tutto è da ricondurre alla vastità del Paese dove l'aereo è il mezzo usato per gli spostamenti interni, ecco perchè il traffico aereo non è cambiato durante la pandemia.

Nicoletta Somma e Stefania Vicini

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