Enoturismo, l’economia passa dal calice

Storytelling, digitalizzazione, creatività e coraggio di cambiare. Affinché l’enoturismo del dopo pandemia apporti rinnovato vigore all’economia del territorio occorre guardare “con occhi nuovi” oltre i propri impianti.
“Il settore – spiega Roberta Garibaldi, docente e presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico – ha vissuto una ripresa durante i mesi estivi, a conferma della sua centralità nelle preferenze dei turisti, italiani e no. Ma per fronteggiare la crisi è fondamentale rispondere rapidamente fornendo soluzioni strategiche proiettate nel futuro. C'è una riscoperta del piacere delle piccole cose, di aria pulita, di natura. Questi mesi dovranno servire a ridefinire e riorganizzare l'attività nelle aziende, riflettere sul tema della sostenibilità e della comunicazione. La convenienza economica imporrà di ridefinire l'offerta perché i budget saranno molto probabilmente ridotti”.
La situazione contingente deve rappresentare, secondo l’esperta, l’occasione di progettare il futuro. Il lockdown primaverile ha determinato un cambiamento delle attività proposte. Sebbene visite guidate e degustazioni negli spazi aziendali rimangano tutt’ora le offerte più gettonate, queste scendono rispettivamente del 24% e del 22% rispetto al periodo pre-pandemico a causa, anche, della diminuzione del numero di dipendenti delle aziende. La pandemia ha però portato alla crescita di altre experience da svolgersi all’aria aperta, in primis picnic (+9%) e degustazioni di vino nei vigneti (+6%), oltre che un aumento della vendita di vini attraverso lo shop aziendale (+4%). Un ventaglio di opportunità da cogliere.
“Il turista sta cambiando, prenoterà all’ultimo momento e gli spostamenti avverranno, all’inizio, ancora verso mete di prossimità e per brevi periodi. Maggiore propensione al viaggio avranno i Millennials, che accetteranno una più alta quota di rischio per poter vivere una esperienza rispetto ai Baby Boomer”. Fondamentale, di conseguenza, investire sulla digitalizzazione, l’e-commerce e le esperienze ibride come le degustazioni virtuali.
“La diversificazione delle proposte e il connubio con la cultura locale sono strumenti promettenti per la ricostruzione della filiera su basi più sostenibili e inclusive. Le proiezioni indicano una piena ripresa del settore turistico nel 2023. Essere in grado di tracciare i nuovi utenti è indispensabile per pianificare servizi creativi ed efficaci con offerte specifiche per ogni segmento – conclude la professoressa Garibaldi -. La tecnologia rappresenta un aiuto eccellente per mantenere le interazioni con i visitatori, senza però dimenticare di dare un tocco umano attraverso una buona narrazione”.          

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