I commerciali del turismo in campo con Cti

Il commerciale del turismo, figura spesso nominata, ma mai definita professionalmente nella sua interezza, è un po’ come un battitore libero, nel senso che per natura e obiettivi, fa fatica ad entrare a far parte di una associazione che lo rappresenti e gli dia visibilità come figura professionale. Fino al 2017 mancava un’associazione alla quale aderire. Carenza colmata, quasi 4 anni fa, con la nascita di Cti – Associazione Commerciali Turismo Italia. A guidarla fino a dicembre, scadenza del suo secondo mandato, è Michele Riosa, a cui succederà da gennaio Antonio Sorice, attuale vicepresidente. Ed è lui che entra nel vivo della questione, tratteggiando il profilo di questa figura, alla quale lui stesso appartiene. “I commerciali del turismo non trovano tendenzialmente un interesse personale ad entrare a far parte di un'associazione, diversamente da altre figure della filiera, pensiamo alle adv o ai t.o. in relazione alle associazioni che li rappresentano. E questo perché non vedono nella realtà associativa una personale opportunità, se non filosofica e di immagine. In questi anni abbiamo cercato di far comprendere che, oltre al discorso del riconoscimento della figura professionale, ci sono opportunità, sinergie, soluzioni, benefici che derivano dal farne parte – spiega Sorice -. La pandemia ora ha messo una livella, ponendo tutti sullo stesso piano ed ha contribuito in un certo senso a compattare la categoria per cercare soluzioni”.

La sinergia con le adv
Cti allora è scesa in campo, ha preso parte a tutte le manifestazioni “accanto alle adv per chiedere l’apertura dei corridoi turistici e per ottenere i fondi, che però non abbiamo avuto. Sono dieci mesi e più che il 90% dei colleghi è fermo – fa presente Sorice -. Dei commerciali in Italia, il 30% riceve la cassa integrazione, che non è uno stipendio pieno, ma decurtato. Eravamo alle manifestazioni per combattere per la ripartenza ed abbiamo combattuto anche per i banconisti che lavorano in adv, noi non abbia mo ricevuto alcun ristoro”. Questo, infatti, è un altro tema che sta emergendo, la sinergia tra commerciali e agenzie. Oltre ai banconisti, ci sono le nuove adv, quelle che hanno aperto a settembre 2019 e “che non hanno un fatturato storico e pertanto non sono contemplate nel decreto ristori, ma devono comunque sostenere i costi di agenzia”. Le manifestazioni di piazza “non hanno ancora portato ad un risultato concreto per noi come comparto dei commerciali, pertanto adesso serve rapidità, bisogna essere riconosciuti e ristorati”.

Censimento
e codici Ateco

Sorice sposta l’attenzione su un altro tema. Quando ci si siede ai tavoli istituzionali, quando ci si presenta al cospetto di cariche politiche, la prima domanda che viene posta è: “Quanti siete?”. A dimostrazione che i numeri hanno un peso specifico importante. Da qui la decisione di Cti di portare avanti un censimento in tutta Italia in quanto “se per molte categorie si riesce a dare un dato di massima, pare più complesso definire in termini numerici quanti siano i colleghi che rappresentano a livello regionale e nazionale tour operator, Ota, catene alberghiere, assicurazioni, noleggio auto, villaggi e altro ancora. Quanti sono? Come mai in 3 anni di attività non si è arrivati a quantificare le figure di tale comparto?- domanda Sorice -. Pur avendo attivato un percorso di riconoscimento della figura, credo sia stata una sorta di pigrizia o indifferenza su tale percorso a non permetterci di raccogliere tutti i dati utili”. Gli attuali 460 iscritti a Cti non rappresentano, probabilmente, “neanche un terzo della totalità dei colleghi appartenenti a tale settore”, che si stima siano circa 1500, ma il dato non è preciso. Attualmente le varie figure del comparto si possono dividere in tre macro gruppi: “I dipendenti assunti con regolare contratto, i monomandatari a partita iva o partita iva /Enasarco, i plurimandatari a partita Iva o partita Iva/Enasarco”. Sulla base di verifiche fatte è emerso che “le ultime due categorie non hanno un unico codice Ateco, ma raggruppati in almeno 10, assegnati all'epoca di apertura della propria partita Iva dai vari commercialisti che, trovandosi di fronte ad un vuoto normativo di mancata esistenza di un codice specifico, hanno assegnato un codice di generica rappresentanza commerciale”. Una confusione che ha fatto sì che negli anni non venisse richiesto un codice dedicato, “ora però con la crisi e con il governo che fa erogazioni mirate in base ai codici Ateco il problema da mesi è diventato urgente”. La buona notizia è che “il lavoro di questi tre anni ci sta permettendo di aver trovato forse la strada per ottenere uno codice Ateco specifico”, annuncia Sorice. Ecco perché è importante compilare “la delega alla rappresentanza che forniamo con la richiesta di inserimento di tutti i dati necessari e il codice Ateco da modificare o al quale assegnare un sotto codice Ateco dedicato per l'erogazione di fondi e contributi”. Però, prima che venga assegnato un codice specifico del comparto ci vorrà tempo, è un processo lungo e intanto la crisi pesa. Inoltre, tale variazione “potrà avvenire solo analizzando ogni singola figura per poter effettuare modica e assegnazione del nuovo codice Ateco. La delega non è solo un censimento, ma lo strumento per poter effettuare tali modifiche”.
Sul sito www.commercialiturismoitalia.com è scaricabile e ci sono le indicazioni su dove inviarla. La procedura è gratuita. 

L’ingresso
in Confesercenti

C’è un’altra buona notizia. E’ frutto di “mesi di lavoro di relazioni, attraverso la spiegazione dell’attività della figura professionale del commerciale del turismo e della necessità di un riconoscimento della nostra professione, per arrivare a richiedere sostegno per la categoria a causa dell’emergenza Covid, ma discutendo anche di progetti futuri”. Negli ultimi 8 mesi è stato stabilito un percorso con Confesercenti attraverso il presidente interregionale Campania e Molise, Vincenzo Schiavo, che, nella recente Giunta Nazionale, ha ricevuto dal presidente Patrizia De Luise la delega per la rappresentanza di Confesercenti in tema di politiche per il Mezzogiorno. Confesercenti, dal primo momento, ha accolto molto bene Cti, “ascoltando con attenzione tutte le nostre idee e richieste. Questo percorso ci porterà a breve ad entrare in un verticale nazionale all’interno di Assoturismo che rappresenta e tutela gli interessi delle imprese turistiche a livello politico, istituzionale ed amministrativo sia europeo sia nazionale (Comunità Europea – Governo e Parlamento Italiano, Regioni e Comuni). Avremo quindi una nostra rappresentatività diretta ai vari tavoli istituzionali”.

Il patentino
In tutto ciò la figura del commerciale dovrà cambiare? Secondo Sorice prima bisognerà capire “quali operatori rimarranno operativi e quante adv. Certamente la figura andrà rivista, molti si erano già attrezzati”. Si dovrà fare un salto di qualità, essere “sempre più esperti delle destinazioni, studiare di più. Si dovrà accrescere il grado di professionalità, conoscere le problematiche agenziali. Per questo stiamo studiando l’idea di un patentino, al pari delle guide turistiche, al quale si potrà accedere una volta superati gli esami”. Una certificazione della professione, con attestati, corsi di aggiornamento sulle novità del mercato.    

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