Informazioni di viaggio: dall’opuscolo al contratto

C’era una volta un opuscolo. Potrebbe iniziare così questa riflessione sulle informazioni precontrattuali che le adv hanno l’obbligo di fornire al viaggiatore. Negli ultimi trenta anni ci sono state profonde trasformazioni. E' sufficiente sottolineare che prima “le informazioni erano contenute in un depliant destinato a chi comprava il pacchetto turistico. Nei biglietti aerei erano riportate a tergo rispetto al biglietto. Erano info relegate in un documento che non faceva parte del contratto di viaggio”. A portare l’attenzione sul tema è l’avvocato Carmine Criscione, legale di Welcome Travel. Ci si potrebbe domandare come mai si parli di tale argomento, visto che ora, a causa della pandemia, non è possibile viaggiare? Perché il tema è di attualità grazie ad una recente sentenza resa dalla Corte di Cassazione (preceduta da due sentenze di merito rese dal Tribunale di Torino e dal Tribunale di Verona), che si è pronunciata “su una presunta violazione di un obbligo di informazione precontrattuale commesso da un’adv organizzatrice di un viaggio. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso del viaggiatore, condannato anche al pagamento delle spese processuali, consolidando definitivamente il principio di auto responsabilità del consumatore”. L’introduzione del voucher ha nettamente aumentato i contenziosi in ambito turistico. Oltre al voucher, l’elemento che genera conten-ziosi, è il danno da vacanza rovinata che spesso consegue ad informazioni incomplete. “Pertanto – osserva Criscione – forse non è un caso che in questo periodo venga resa una sentenza che riequilibri il rapporto professionista-consumatore e disincentivi speculazioni”.
Il principio di auto responsabilità del consumatore è un necessario correttivo del sistema. “A partire dagli anni ottanta la direttiva comunitaria ha spinto sulle informazioni da dare al consumatore per orientare le sue scelte, valevole per tutti i beni di consumo, non solo per il turismo”, fa presente l’avvocato. Fino ad arrivare alla scelta normativa in base alla quale le informazioni devono essere parte integrante del contratto, altrimenti l’organizzatore “si espone ad un’azione successiva di risoluzione contrattuale da parte del consumatore con risarcimento del danno se non ha fornito le informazioni complete”.
Il salto si è avuto nel 2015 con la seconda Direttiva pacchetti n. 2302, per la quale le info contrattuali non sono più a latere, ma sono fondamentali.
Ci sono tre principi base che vengono stabiliti, l’art. 5 della Direttiva pacchetti che presenta l’elenco di tutte le info precontrattuali; l’art. 6 che stabilisce il carattere vincolante delle info precontrattuali e l’art. 8 che introduce l’onere della prova a carico del professionista che “deve dimostrare di aver fatto firmare il modulo al cliente, altrimenti è come se le informazioni non le avesse date. Poi il legislatore nazionale ha aggiunto l’art. 51 bis del Codice del Turismo che considera il venditore come organizzatore anche se omette di fornire le informazioni”.
Attenzione, per l’organizzatore o venditore che hanno fornito informazioni incomplete o errate sono previste anche “sanzioni amministrative che vanno da 1000 a 5 mila euro e in caso di recidiva c’è la sospensione della attività o la cessazione”.
Criscione ci porta a considerare che il quadro normativo è molto chiaro, “si tutela al massimo il consumatore, però a fronte dei molti contenziosi, anche speculativi, sono stati messi dei paletti, con il principio di auto responsabilità, perché la posizione di asimmetria nella quale si trova naturalmente un consumatore nei confronti di un professionista non deve essere sfruttata come strumento di speculazione”.                  

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