Commerciali del turismo: Cti entra in Confesercenti

Il commerciale del turismo, figura spesso nominata, ma mai definita professionalmente nella sua interezza, è un po’ come un battitore libero, nel senso che per natura e obiettivi, fa fatica ad entrare a far parte di una associazione che lo rappresenti e gli dia visibilità come figura professionale. Fino al 2017 mancava un’associazione alla quale aderire. Carenza colmata, quasi 4 anni fa, con la nascita di Cti – Associazione Commerciali Turismo Italia. A guidarla fino a dicembre, scadenza del suo secondo mandato, è Michele Riosa, a cui succederà da gennaio Antonio Sorice, attuale vicepresidente.

“I commerciali del turismo non trovano tendenzialmente un interesse personale ad entrare a far parte di un'associazione, diversamente da altre figure della filiera, pensiamo alle adv o ai t.o. in relazione alle associazioni che li rappresentano – spiega Sorice a Guida Viaggi -. E questo perché non vedono nella realtà associativa una personale opportunità, se non filosofica e di immagine. In questi anni abbiamo cercato di far comprendere che, oltre al discorso del riconoscimento della figura professionale, ci sono opportunità, sinergie, soluzioni, benefici che derivano dal farne parte. La pandemia ora ha messo una livella, ponendo tutti sullo stesso piano ed ha contribuito in un certo senso a compattare la categoria per cercare soluzioni”.

Dal canto suo Cti è scesa in campo, ha preso parte a tutte le manifestazioni “accanto alle adv per chiedere l’apertura dei corridoi turistici e per ottenere i fondi, che però non abbiamo avuto". Non solo, Sorice sposta l’attenzione su di un altro tema, quello della numerica, elemento fondamentale quando ci si siede ai tavoli istituzionali o quando ci si presenta al cospetto di cariche politiche. Da qui la decisione di portare avanti un censimento in tutta Italia. Gli attuali 460 iscritti a Cti non rappresentano, probabilmente, “neanche un terzo della totalità dei colleghi appartenenti a tale settore”, che si stima siano circa 1500, ma il dato non è preciso.

Attualmente le varie figure del comparto si possono dividere in tre macro gruppi: “I dipendenti assunti con regolare contratto, i monomandatari a partita iva o partita iva /Enasarco, i plurimandatari a partita Iva o partita Iva/Enasarco”. Le ultime due categorie non hanno un unico codice Ateco, "ma raggruppati in almeno 10, assegnati all'epoca di apertura della propria partita Iva dai vari commercialisti che, trovandosi di fronte ad un vuoto normativo di mancata esistenza di un codice specifico, hanno assegnato un codice di generica rappresentanza commerciale”. La buona notizia è che “il lavoro di questi tre anni ci sta permettendo di aver trovato forse la strada per ottenere uno codice Ateco specifico”, annuncia Sorice.

C’è un’altra buona notizia. Negli ultimi 8 mesi è stato stabilito un percorso con Confesercenti attraverso il presidente interregionale Campania e Molise, Vincenzo Schiavo, che, nella recente Giunta Nazionale, ha ricevuto dal presidente Patrizia De Luise la delega per la rappresentanza di Confesercenti in tema di politiche per il Mezzogiorno.
Confesercenti, dal primo momento, ha accolto molto bene Cti, “ascoltando con attenzione tutte le nostre idee e richieste. Questo percorso ci porterà a breve ad entrare in un verticale nazionale all’interno di Assoturismo che rappresenta e tutela gli interessi delle imprese turistiche a livello politico, istituzionale ed amministrativo sia europeo sia nazionale. Avremo quindi una nostra rappresentatività diretta ai vari tavoli istituzionali”.
Per un approfondimento dell'argomento rimandiamo al numero 1595 di Guida Viaggi.

Stefania Vicini

 

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